Nella guerra coi narcos, con chi stanno i vigilantes?

A Michoacán, un esercito corrotto contro le milizie dei trafficanti e le ambigue Fuerzas Autodefensas [Stella Silvestri]

redazione 21 gennaio 2014
[b] di Stella Silvestri[/b]

Nel Michoacán, come in altre regioni del Messico, anche la polizia deve superare posti di blocco allestiti da gruppi armati. "La lotta andrà avanti e da ora con più determinazione, perché hanno ucciso un nostro compagno. I soldati del cinquantunesimo battaglione l'hanno ucciso da codardi. Sono stati pagati da El Chevo, il leader dei Templari". A parlare è una donna appartenete alle milizie di autodifesa, che accusano l'esercito messicano di corruzione e ora chiedono alla polizia di uccidere i capi dei cartelli, piuttosto che arrestarli. L'omicidio è solo l'ultimo di una guerra che negli ultimi sette anni ha fatto oltre ottantamila vittime.

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[i]Un vigilante all'interno della casa di Enrique Plancarte Solís a Nueva Italia, Michoacán. Solís è uno dei più ricercati capi dei Cavalieri Templari.[/i]


"Stiamo facendo il nostro lavoro" ha dichiarato la settimana scora il ministro degli Interni, Miguel Angel Osorio Chong. Ma la popolazione locale continua ad accusare il governo di non fare abbastanza per proteggerli dalle estorsioni e dalla violenza delle gang. I Cavalieri Templari, il cartello che domina la zona, proclamano di proteggere gli abitanti dagli attacchi delle bande rivali e hanno accusato le milizie di autodifesa di stare dalla parte di Jalisco Nuova Genarazione, uno dei più recenti gruppi armati della regione. Sono passati circa sette anni da quando l'ex presidente del Messico, Felipe Calderón, ha mandato nel Michoacán migliaia tra militari e agenti di polizia per contrastare la presenza criminale dei cartelli della droga. Nonostante il tentativo del governo, il numero di morti è rimasto altissimo. Il fallimento della politica di Calderón ha lasciato la regione in preda al terrore.

La situazione è peggiorata lo scorso anno, quando i Templari hanno preso il controllo di canali strategici per il commercio di droghe e materiali industriali, aumentando così la propria ricchezza. Oltre ad essere il maggior produttore messicano di marijuana e metanfetamine infatti, il Michoacán è anche lo stato con le maggiori riserve di ferro del paese. Qui, i cartelli controllano circa il cinquanta per cento delle industrie della regione. Stremati dalle stragi di sangue, gli abitanti, per lo più contadini, si sono organizzati in gruppi di milizie armate per cercare di riprendere il controllo dei loro territori, dando vita alle Fuerzas Autodefensas.

Fino a pochi giorni fa il governo aveva tollerato la presenza di questi gruppi ma il 14 gennaio scorso, il presidente Enrique Peña Nieto ha chiesto alle milizie di farsi da parte e ha istituito contro i cartelli un corpo di polizia speciale che subentrasse all'esercito, accanto alla polizia federale. Il ministro dell'Interno, Osorio Chong, ha dichiarato che non ci sarà "nessuna tolleranza per le squadre di vigilantes, se non si atterranno alla disposizione del governo". Le Autodefensas hanno risposto di non avere alcuna intenzione di deporre le armi.

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[i]Poliziotti detenuti in cella da vigilantes che hanno appena sequestrato il municipio di Nueva Italia, Michoacán.[/i]


Il fotoreporter francese dell'agenzia Magnum, Jerome Sessini, ha trascorso un mese nel Michoacán documentando gli scontri tra cartelli e vigilantes. È stato l'ombra delle Autodefensas, in prima linea con un gruppo di quindici combattenti armati di kalashnikov. Di strada in strada, alla ricerca di chiunque fosse coinvolto con i narcos. "Se depongono le armi, il cartello dei Templari tornerà e ucciderà tutti, ogni famiglia delle Autodefensas, è certo" ha dichiarato Sessini, "è una situazione molto complicata e sono davvero curioso di sapere a quale gioco sta giocando il governo". Le immagini sono state recentemente pubblicate dalla rivista americana Time. Per il fotoreporter questo lavoro è stato una continuazione di "The wrong side", il libro pubblicato nel marzo 2013 e basato su due anni di testimonianze dal Messico. Le sue fotografie sembrano state scattate sul set di un film d'azione, ma purtroppo sono reali come la violenza vissuta in quella parte di mondo. Con il suo obiettivo è riuscito ad entrare nella casa di Enrique Plancarte Solis, capo dei Cavalieri Templari, il che ovviamente solleva molti dubbi: perché un fotografo riesce a raggiungere questi luoghi e le autorità no?