Gaza, non più vivibile nel 2020

La prigione a cielo aperto di Gaza presto non potrà più essere vivibile. A lanciare l'allarme il nuovo rapporto dell'Onu.

Desk 14 settembre 2012

[b]di Marta Fortunato[/b]



“Nel 2020 la popolazione di Gaza raggiungerà i 2.1 milioni di abitanti e in mancanza di azioni urgenti non vi potrà essere un'adeguata fornitura di acqua, elettricità e servizi educativi e sanitari”. Queste le allarmanti parole di Maxwell Gaylard, l'ufficiale per l'aiuto umanitario e lo sviluppo delle Nazioni Unite, che, il 27 agosto scorso, assieme a Jean Gough dell'Unicef e Robert Turner dell'Unrwa ha pubblicato il rapporto [url"Gaza nel 2020, un luogo vivibile?"]http://www.ewash.org/files/library/104094048-Gaza-in-2020-A-livable-place.pdf[/url]


Un documento breve che descrive il buio futuro che attende la Striscia di Gaza: nel 2020 ci sarà una densità di più di 5800 persone per km², la popolazione aumenterà di quasi il 25%, il bacino costale (la principale fonte di risorse idriche nella striscia) potrebbe diventare inutilizzabile già nel giro di quattro anni e nel 2020 questi cambiamenti saranno irreversibili. La domanda di acqua aumenterà del 60%, saranno necessarie 250 scuole in più ed almeno altri 800 letti d'ospedale e 1000 dottori per far fronte alla crescita della popolazione.


C'è e ci sarà una crescita del prodotto interno lordo, ma questo dato non deve confondere: anche nel 2011 il Pil pro capite è aumentato del 19% (e il PIL del 23%), ma questo è stato il risultato di un vero e proprio boom nel settore delle costruzioni (+ 119% nel solo 2011) e non in altri settori più produttivi. Solo un aumento degli investimenti e un'apertura alle esportazioni potrebbero portare ad una vera crescita economica di Gaza. I tassi di disoccupazione rimangono altissimi soprattutto tra i giovani e le donne, rispettivamente del 58% (giovani tra i 20 e i 24 anni) e del 47%.


Di conseguenza, la maggioranza della popolazione dipende da aiuti economici esterni: l'80% riceve una qualche forma di assistenza, ed il 39% vive sotto la soglia di povertà. A peggiorare la drammatica situazione sono le restrizioni di movimento che Israele impone ai contadini e ai pescatori. Il 17% delle terre di Gaza sono inagibili e l'85% del mare a disposizione della popolazione è chiuso all'accesso dei palestinesi. Una vera a propria prigione a cielo aperto, che secondo il rapporto ONU, presto, molto presto, non sarà più vivibile. Se Israele togliesse il limite delle tre miglia marine per i pescatori di Gaza, ci sarebbe un aumento dell'occupazione e un miglioramento della dieta della popolazione di Gaza così povera di proteine.


Qual è il futuro che attende la Striscia? La popolazione aumenterà di almeno mezzo milione di persone nel 2020, e secondo stime ufficiali nel 2028 ci saranno ben 2.7 milioni di persone, con una densità pari a 7562 individui per km². Il problema principale sarà l'alto numero di bambini – il 51% della popolazione ha meno di 18 anni. Anche la fornitura di acqua ed elettricità non potra che peggiorare. Nella striscia le famiglie rimangono al buio per molte ore durante il giorno, e scuole, ospedali ed impianti per il trattamento delle acque dipendono dai generatori di elettricità. Ed anche la situazione idrica nel giro di qualche anno potrebbe essere irreversibile: la striscia dipende totalmente dalle riserve idriche del bacino costale, che inquinamento ed infiltrazioni saline stanno rendendo quasi del tutto inutilizzabile.


In mancanza di soluzioni urgenti e concrete, restano poche speranze per il futuro di Gaza. Senza acqua potabile, con un continuo peggioramento della situazione educativa e sanitaria, con un costante aumento della povertà, la striscia nel 2020 non potrà più essere vivibile.