Quei migranti pelle e ossa che qualcuno vedrebbe bene nei forni

Tutti i sopravvissuti "erano scheletri", uomini, donne e bambini, "solo un mucchio di ossa".

"Che dite, quei migranti pelle e ossa li bruciamo nei forni?"

"Che dite, quei migranti pelle e ossa li bruciamo nei forni?"

Onofrio Dispenza 13 marzo 2018

"Erano tutti pelle e ossa, sembravano usciti dai campi di concentramento nazisti. Gente disperata, malnutrita: è stato terribile... Ripeto le parole dette dal sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuma, quando si è trovato ad assistere all'ultimo, drammatico sbarco di una sessantina di migranti recuperati in mare di una ong, Uno dei migranti non ce l'ha fatta. E'morto di fame. Tutti i sopravvissuti "erano scheletri", uomini, donne e bambini, "solo un mucchio di ossa".



Torno su queste "foto" drammatiche giustamente equiparate a quelle che le forze di Liberazione scattarono all'apertura dei cancelli dei campi di sterminio nazista, per due motivi. Il primo, ribadire che quello al quale non vogliamo assistere è un Olocausto, un nuovo olocausto, l'olocausto del nostro tempo. Il secondo, per recuperare dalla cronaca locale un episodio dello scorso fine settimana. Disgustato dalle reazioni, non avevo voluto proporlo, condito com'era da commenti inumani.



Il fatto. Lo scorso fine settimana, a Palermo, in centro, in una giornata calda che aveva invitato ad andare al mare, un ragazzo originario della Costa d'Avorio all'improvviso è salito sul tetto di un autobus, bloccandolo e bloccando il traffico. E' arrivata tanta polizia, sono arrivati i vigili del fuoco, c'è stata una piccola trattativa, accompagnata da commenti d'ogni tipo, per lo più divertiti e salaci di chi assisteva all'episodio. Il ragazzo si è tolto la maglietta, ha blaterato qualcosa senza senso, ha chiamato lui il 112, niente di più. Bloccato e ammanettato, è stato portato via, accompagnato da un applauso della piccola folla. Il ragazzo pagherà questo quarto d'ora di follia senza conseguenze per la città e per i palermitani, al di là dell' incrocio in tilt. Tutto qui. Solo risate, niente morti e feriti.



Ripreso il traffico, il video del ragazzo sul tetto dell'autobus, postato su facebook ha presto fatto il pieno di commenti da voltastomaco. Una gara a chi la sparava più cattiva.



Prima di sintetizzare la sostanza dei commenti ( molti sgrammaticati, perchè la violenza è sgrammaticata ), vorrei ricordare a me stesso e agli altri quanto facciano pesare ogni nostra piccola difficoltà. Non le reggiamo, pronti a dichiararci fragili e depressi. Noi possiamo, lui no, lui può attraversare il deserto, vedere cadere al suo fianco grappoli di uomini, donne e bambini, lui può beccarsi bastonate e violenze d'ogni sorta, attraversare il mare in tempesta, lui deve mantenere la calma e comportarsi da lord ai nostri occhi che soffrono tanto a guardare la sofferenza, fisica o mentale che sia.



Dicevamo dei commenti e degli insulti al ragazzo dell'autobus. Si passava da "Scimmia!", al "Bruciatelo!", dalla considerazione che "Protestava chissà per cosa e aveva le cuffiette che gli spuntavano dai pantaloni..." al classico "Tornatene a casa!"; passando dallo spiritoso "Tornate sugli alberi, nella giungla!". Repertorio non distante da quello che ci ha accompagnati in campagna elettorale e che dal voto ha ripreso nuovo vigore promettendoci nuovi baratri etici.



Ecco, tornando al drammatico sbarco degli scheletri di Pozzallo, ai giustizieri di facebook mi vien di dire: "Ok, il ragazzo del bus lo rispediamo tra le scimmie...A questi, a quelli di Pozzallo, che dite? Li mettiamo nei forni, visto che somigliano tanto a uomini, donne e bambini che sono riusciti a sopravvivere al primo Olocausto? Ditelo, abbiate il coraggio di urlare: Ai forni!". O tacete, riflettendo sulla vostra miseria.