I cannoli e la mafia: che il Dio dei dolci siciliani fulmini la Norvegia

La tv norvegese s'inventa una similitudine che è talmente ridicola da fare riflettere sui luoghi comuni

cannoli

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Diego Minuti 4 settembre 2017

Alex Drastico, splendido personaggio -  forse troppo presto dimenticaco da Antonio Albanese -  che incarnava tutti i luoghi comuni sul siciliano irascibile, vendicativo oltre la morte, attaccabrighe, leggendo l'ennesima sparata contro l'eccellenza gastromica italiana, si sarebbe limitaro a dire ''cazzate''. E come mai si potrebbe non essere d'accordo con Alex, esegeta della vendetta a freddo e delle maledizioni a futura memoria, davanti alla notizia che la tv di Stato norvegese ha definito i cannoli come ''i dolci della mafia'' ? Insomma nella settimana del prosecco che fa male ai denti ci mancava questa boutade sul dolce che ha reso famosa la Sicilia, e non certo per presunte quanto discutibili attinenze con Cosa nostra.
Una definizione che fa a pezzi uno dei canoni del giornalismo, quello buono: evitare di cadere nei luoghi comuni e, soprattutto, non utilizzarli per fini che non siano quelli di informare.
Non sappiamo bene da cosa gli esimi e sicuramente preparatissimi colleghi norvegesi - che evidentemente d'estate preferiscono altri luoghi che non la Sicilia - abbiano dedotto che il mafioso mangia solo cannoli o che, di contro, sono i cannoli che fanno il mafioso. Forse (e qui siamo noi a cercare il luogo comune) tra una damigiana di birra e l'altra, nella sua memoria ha fatto capolino una immagine del primo 'Padrino' di Francis Ford Coppola, con Peter Clemenza (interpretato in quel film da Richard Castellano) che compie un omicidio avendo accanto un vassoio di dolci appena comprati, forse appunto cannoli. Non lo sappiamo, ma resta il dubbio che il signore che ha prima pensato (chissà con quanta fatica) e poi vergato il testo del servizio abbia qualcosa contro la Sicilia. Volendo emularlo nelle stupidaggini, forse ha ricevuto un no secco alle sue avances da una bella isolana dalla chioma corvina e gli occhi cerulei, ereditati da qualche normanno, cui quel biondino slavato non diceva proprio nulla. O forse ha una patologia che gli vieta di mangiare dolci che per lui diventano un bersaglio. Oggi è toccato ai cannoli, domani ai profiterol (che diventerebbero i dolci della mala marsigliese), dopodomani al tartufo di pizzo (il dolce/gelato degli 'ndranghetisti), e poi ancora, ancora, ancora e speriamo che non decida di parlare del panettone.
E' buona prassi,  per chi fa del giornalismo una professione e non, come diceva una vecchia battuta, una alternativa a suonare il pianoforte in un bordello, informarsi per evitare di incappare in inesattezze o errori. Perchè si fa presto a dire cannoli.


Già, è bene che lo sappia il collega vikingo, ci sono cannoli e cannoli e non si può generalizzare usando una definizione come se fossero tutti uguali. Ma qua siamo nel campo delle sottigliezze, delle chicche, delle raffinatezze che forse non sono recepibili al di là dello Skagerrak.
Se fossi il governatore della Sicilia forse mi troverei davanti a un ventaglio di ipotetiche reazioni. Prima, telefonare alla tv norvegese (magari servendosi di un interprete, non si sa mai) per signorilmente protestare. Seconda, mobilitare l'aviazione della Regione Sicilia e bombardare la sede della televisione, a Oslo, di cannoli alla ricotta freschi, ma tanto freschi da volare lievi prima di planare dolcemente sul bersaglio.
''Cazzate'', chioserebbe Alex Drastico.