Si lamentano delle condizioni di vita: 200 yazidi espulsi da un campo profughi turco

La denuncia dei deputati yazidi Ali Atalan e Feleknas Uca: discriminati perché non sono musuilmani sunniti

Continuano le persecuzioni degli yazidi

Continuano le persecuzioni degli yazidi

globalist 5 agosto 2017

Una persecuzione dietro l'altra: quaranta famiglie composte da circa 200 richiedenti asilo yazidi potrebbero restare senza dimora da un momento all'altro. Vivono nel campo profughi di Midyat, dove sono stati trasferiti lo scorso gennaio dal campo Yenisehir Fidanlik, chiuso dopo il commissariamento del comune curdo di Diyarbakir, nel Sudest della Turchia.
Nel campo di Midyat, gestito dalla protezione civile turca (Afad), vivono attualmente circa mille profughi yazidi. Lo scorso 29 luglio, l'Afad avrebbe detto a 200 di loro di lasciare il campo entro 3 giorni perché avrebbero espresso delle lamentele sulle condizioni di vita.
La notizia è stata portata in parlamento dai deputati yazidi Ali Atalan e Feleknas Uca, del partito filo-curdo Hdp, i quali hanno chiesto conferma di quanto riportato sulla stampa locale con un'interrogazione parlamentare. "Ci è inoltre giunta voce che la notte del primo agosto, 4 yazidi che alloggiavano nel campo sono stati espulsi con la forza. La comunità yazida residente nel campo ha avuto gravi problemi anche in precedenza. Le nostre richieste di visitare il campo per osservare in prima persona i problemi sono state respinte dall'Afad", ha affermato Uca.
L'interrogazione non ha ancora ottenuto risposta. Secondo quanto riferito dalla Bbc turca uno dei 4 yazidi espulsi dal campo è Azam Xidir, quarantaduenne che vive in Turchia con la famigli da 3 anni. Xidir, afferma che lui e gli altri 3 compagni sono stati messi davati alla porta dal direttore del campo perchè "non erano registrati" nella banca dati della Direzione delle migrazioni.
Il settimanale turco-armeno Agos riferisce che la domanda presentata dai 4 alla prefettura di Mardin per la registrazione è stata respinta.
Circa trentamila profughi yazidi sono arrivati in Turchia nell'agosto 2014, in fuga dai massacri e dalle violenze perpetuati dall'Isis  a Sinjar, nel nord-ovest dell'Iraq.
Le autorità turche non hanno mai riconosciuto alla comunità yazida lo status di "protezione temporanea", riconosciuta invece ai circa 3 milioni di siriani che vivono nel Paese, garantendo loro maggiori agevolazioni.
La Turchia, che applica una riserva geografica alla Convenzione di Ginevra, riconosce lo status di rifugiato solo ai cittadini dei Paesi del Consiglio d'Europa. Lo status speciale riconosciuto ai siriani, in considerazione del loro arrivo in massa, non è però stato riconosciuto agli yazidi.
Per diversi osservatori questo doppio standard del governo di Ankara è legato al fatto che la comunità yazida, a differenza della maggior parte dei siriani in Turchia, non è musulmano-sunnita.
La possibilità di essere accolti come rifugiati in paesi terzi presentando domanda presso l'ufficio dell'Unhcrdi Ankara si scontra invece con tempi di attesa che possono arrivare fino ai 10 anni. L'assenza di prospettive e l'impossibilità a lavorare e ad avviare una vita integrata nella società turca resta un grave problema per la comunità. Sebbene non ci siano sondaggi che lo confermino con certezza, si stima che oggi siano rimasti nel territorio turco solo qualche migliaio di yazidi, mentre numerosi avrebbero tentato la traversata verso l'Europa per vie non legali.