Dopo il disastro del Mondiale si deve pensare al futuro. Ma su che basi?

La disastrosa gestione di Ventura ha mostrato i limiti di un sistema che ha inaridito il calcio nostrano. L'abbandono dei senatori lascia una Nazionale a pezzi e senza prospettive

Tavecchio

Tavecchio

Diego Minuti 14 novembre 2017

L'Italia del calcio è in lacrime per l'esito devastante della partita di ieri con la Svezia, ma anche perché vede davanti a sè un futuro a dir poco incerto, vista la poca qualità del nostro campionato, ormai colonizzato da stranieri.
Il discorso è delicato perché non si acquistano stranieri così per fare, ma dopo che la giustizia (non quella sportiva) ha abbattuto tutti gli steccati protezionistici che erano stati elevati a protezione dell'italico calciatore.
I vivai ci sono ancora, ma attingono a piene mani all'estero, andando a cercare ragazzini di 14-15 anni per farli crescre con la speranza che diventino campioni o almeno che si trasformino in giocatori interessanti da rendere capitale per la società. La conseguenza di questo stato di cose è apparso lampante ieri sera, quando abbiamo mandato in campo un pacchetto difensivo dove il più giovane era trentenne con vista sui 31, Leonardo Bonucci. Il dramma, però, non è che hanno giocato dei monumenti come Buffon, Barzagli e Chiellini, è che non si vedono al momento alternative che siano al loro livello. Certo, si dirà, ci sono i Rugani, i Romagnoli, i Caldara, che però devono ancora crescere perché la Nazionale è una cosa diversa dalla squadra di club, perchè ti impone caratteristiche comportamentali più marcate, come l'attaccamento alla maglia che ti fa andare su di giri già al fischio iniziale. O almeno così dovrebbe essere. Un attaccamento che ieri ha avuto un esempio bellissimo quando lo staff di Ventura, in totale confusione tra ordini e contrordini che hanno sbandato tutti, ha detto Daniele De Rossi di scaldarsi per entrare in campo. Lui, pur se quella era la cosa che avrebbe voluto fare all'inizio, ha risposto a muso duro dicendo che non poteva essere lui a fare vincere la partita, ma gli attaccanti. Ecco, questo è attaccamento alla maglia e non altro.
Gian Piero Ventura, bravissima persona, ma qui parliamo di altro, ha lasciato solo macerie, insistendo nella sua personale visione del calcio che si basa su sensazioni piuttosto che sulla razionalità, perchè è dura capire il perchè delle sue scelte e di come esse siano state poi cambiate sotto la pressione dell'opinione pubblica. Cosa che denota una mancanza di carattere che non può appartenenre ad un c.t. della Nazionale italiana, che, in un certo senso, deve essere impermeabile alla critiche. 
Come sarà la Nazionale del futuro? Bella domanda, perché il ricambio non potrà essere solo di alcuni, ma generazionale. Buffon, Barzagli, Chiellini, De Rossi potrebbero essere stati all'ultima convocazione in Nazionale. Bonucci potrebbe restare, ma non se è quello di questi ultimi tempi. Servono giovani capaci, ma anche idee nuove in panchina e, perché no?, anche in Federazione che, per star dietro a beghe di potere con presidenti di società che vogliono capitalizzare al massimo il loro ruolo con comportamenti tra la furbizia ed il bullismo, ha dimenticato una cosa, forse marginale, ma che dovrebbe essere importante. Hanno dimenticato che, se stanno là, alla stregua di satrapi, è per il calcio. Solo per il calcio.