Liberi e uguali tutta la vita. Ma il programma dov'è?

Questo mondo che si imbarbarisce a vista d'occhio ha bisogno disperato di cultura: l'Italia può far ripartire un intero paese in questo modo

Grasso e altri esponenti di Liberi e Uguali

Grasso e altri esponenti di Liberi e Uguali

David Grieco 7 dicembre 2017

Siamo tra i non pochi che hanno salutato con soddisfazione l'avvento di una nuova formazione politica di sinistra intitolata Liberi e Uguali capeggiata da Piero Grasso. Dietro di lui, vediamo anche gente fin troppo uguale al passato, come D'Alema e Bersani, personalità politiche che rappresentano ancora, nonostante tutto, l'espressione migliore dell'ormai deteriorata vecchia scuola del Pci.
Parlando di Grasso, D'Alema ha detto due cose secondo me giuste e sacrosante. Nonostante la sua innata superbia e la sua autodistruttiva antipatia, l'omino coi baffi continua ad essere lucido e intelligente.
La prima cosa che D'Alema ha detto è che Liberi e Uguali non toglierà voti al Pd perché i buoi (cioè gli elettori di sinistra) sono scappati da tempo dal Partito Democratico. Credo sia vero. E penso che sia ancor più vero perché gli elettori di sinistra sono tutt'altro che buoi. Se fossero stati buoi, continuerebbero a marciare compatti dietro a Matteo Renzi. Qualcuno ancora abbagliato da Renzi c'è, ma più che di buoi si tratta secondo me di pecorelle smarrite in cerca di un leader prepotente a tutti i costi. Paradossalmente, sono proprio gli stalinisti (e i craxiani) gli ultimi a credere a un neo democristiano come Renzi. Come sempre, qui a sinistra gli equivoci si sprecano. Ci siamo abituati.
La seconda cosa che D'Alema ha detto ritengo non si possa discutere. Piero Grasso è un uomo vero, un uomo di passioni, e in quest'Italia logora, sbandata e corrotta la sua biografia parla chiaro. Parla una lingua che la politica politicante non parla più, una lingua che sembra completamente dimenticata. Eppure è la stessa lingua di Jeremy Corbyn, il leader del partito laburista inglese, che si è messo alla testa dei tanti troppo poveri per dire ai pochi troppo ricchi di stare attenti perché le ingiustizie sociali sono diventate medievali e rischiano di esplodere da un momento all'altro. E Jeremy Corbyn sta aspettando soltanto le prossime elezioni per vincerle a mani basse come tutti pronosticano.
Un uomo come Piero Grasso, a mio avviso, di questi tempi vale da solo il 10% . Ma il problema è un altro. Cos'è Liberi e Uguali? Cosa c'è scritto nel suo programma? Quale sarebbe la sua stella cometa?
Per ora, buio pesto. E il bello è che nessuno, né la stampa né gli altri soggetti politici, chiede lumi. Forse potrà sembrare presto, ma io direi che è tardi, anzi tardissimo. Abbiamo la bellezza di quasi trent'anni di ritardo. È dalla caduta del Muro di Berlino, infatti, che la sinistra cerca una nuova identità. Ma di fatto si trova ancora sotto quelle macerie. Perché ha flirtato con un capitalismo sempre più bieco e spietato, perché ha cercato invano un introvabile centro di gravità permanente, perché ha creduto a un benessere effimero in cui la parola Comunismo venne nottetempo sostituita, pari pari, con la parola Consumismo, e la dittatura del proletariato diventò repentinamente la dittatura del supermercato.
Giustamente, quasi trent'anni dopo il crollo del Comunismo, assistiamo oggi al crollo del Consumismo. Nel trentennio appena trascorso, nell'ex Unione Sovietica, due generazioni ci hanno rimesso la pelle. Ora gli stessi guai si abbattono su di noi e sul lato del mondo a cui apparteniamo e che definivamo occidentale. E adesso? Cosa intendiamo fare?
Non pretendo di sapere quale sarà il programma di governo di Liberi e Uguali. Al governo non penso che avremo la possibilità di andarci, e del resto qualunque governo uscirà dalle urne fra pochi mesi, come spiegano tutti gli esperti a cominciare da Ilvo Diamanti, sembra destinato a durare ben poco.
Vorrei sapere, e penso che la mia curiosità sia quella di molti, quale sarà l'idea di futuro che avremo in mente e che dovremo condividere, ma non vorrei assistere ancora una volta a spot pubblicitari vacui e irritanti come quelli di Matteo Renzi.
Vorrei chiedere a Piero Grasso, che è uomo vero, uomo di cultura e uomo del Sud, se si è reso conto che nel nostro paese, dal dopoguerra ad oggi, tutto si è completamente rovesciato e la sinistra ne ha fatto le spese più di chiunque altro perché tutto ciò in cui abbiamo creduto si è rivelato sbagliato.
Abbiamo creduto nel destino immutabile della classe operaia senza capire che sarebbe stata sostituita dall'automazione e dalla delocalizzazione. Abbiamo creduto al Nord e abbiamo abbandonato il Sud all'assistenzialismo, alla corruzione e alla criminalità organizzata. Abbiamo creduto all'industria e abbiamo consegnato l'agricoltura nelle mani di latifondisti senza scrupoli e di sporchi aguzzini. Abbiamo magnificato le catene di montaggio delle fabbriche e abbiamo dimenticato di vivere nel paese più bello del mondo. Abbiamo commerciato in immondizia e abbiamo lasciato il più grande patrimonio artistico e culturale che l'umanità sia riuscita a conservare al degrado, all'abbandono, alle intemperie. Un patrimonio che, ricordiamolo, abbiamo la fortuna di custodire, ma che non appartiene soltanto a noi.
"Con la cultura non si mangia!". Questa è la più grande stronzata che abbia mai udito pronunciare da un politico. E dire che il politico in questione è nato a Venezia, forse voleva erigere una grossa fabbrica in Piazza San Marco, e difatti quando si candidò sindaco prese una batosta memorabile. Ma anche allora, anche quando disse quella frase così infelice, noi di sinistra non fummo nemmeno abbastanza energici per mandarlo a quel paese.
La cultura non può che essere la nostra fondamentale vocazione e il motore del paese. Anche la scuola sembra non accorgersene. Ma per fortuna se ne sono accorte le famiglie. Dopo aver condannato alla disoccupazione decine o forse centinaia di migliaia di avvocati (soltanto a Roma ve ne sono più che a Parigi), hanno ripreso vita all'improvviso il liceo classico, le facoltà di Lettere e le specializzazioni in Storia dell'Arte, senza contare la cultura della cucina e del cibo che impazza in tutto il mondo e parla prevalentemente la nostra lingua.
Mentre il Nord sta lentamente affondando con il progressivo fallimento delle grandi industrie e le piccole e medie aziende sono state decimate dalla crisi economica, dallo Stato che non paga i crediti, ma soprattutto dalla proibizione di vendere merci ai russi voluta dagli americani, il Sud sta decollando in Campania, in Puglia, in Basilicata e in Sicilia, regioni che un tempo erano le più disastrate del nostro paese.
Salerno, Trani, Matera, Catania sono affollate tutto l'anno da milioni di visitatori che non credono ai loro occhi. In particolare Matera, che un tempo fu la "vergogna d'Italia", sta diventando una delle città più belle, più accoglienti e più pulite che si conoscano, in attesa di essere consacrata capitale della cultura europea nel 2019. Molti temono uno scempio e profetizzano un "genocidio culturale" affidandosi alle parole antiche di Pier Paolo Pasolini (che a Matera realizzò il suo miracolo personale intitolato "Il Vangelo Secondo Matteo") ma io sono convinto che Pasolini oggi non lancerebbe anatemi contro i suoi amatissimi materani. Pasolini secondo me sarebbe felice dell'improvviso benessere che lui stesso, con la sua opera, ha provocato, al punto da far pensare a molti in tutto il mondo che Gesù Cristo sarebbe nato, vissuto e morto a Matera anziché a Gerusalemme. Quella Gerusalemme che, guarda il destino, proprio oggi diventa, per un'iniziativa di Trump fra le più scellerate, la capitale di Israele e del più orribile dei genocidi culturali.
Questo mondo che si imbarbarisce a vista d'occhio ha bisogno disperato di cultura, e l'Italia ne possiede una concentrazione mia vista altrove. Con la cultura non solo si mangia, ma si può far ripartire un intero paese. Basterebbe abbattere tutti gli scempi degli anni '50, '60 e '70, basterebbe radere al suolo tutta la cosiddetta "Italia dei geometri" per rifarla come va fatta, per riconvertire il paese alle energie rinnovabili e abbandonare tutti i veleni del petrolio, per far lavorare tutti, italiani ed extracomunitari, nei prossimi decenni. E per restituirci l'amor proprio e l'orgoglio di vivere in questo cazzo di paese che non riusciamo a fare a meno di amare e odiare allo stesso tempo. Pensiamoci.