Unicef: 125 milioni di donne e bambine vittime di mutilazioni genitali

Le mutilazioni femminili sono una violazione dei diritti alla salute, al benessere e all'autodeterminazione: è ora che le vittime facciano sentire la loro voce.

Desk3 22 luglio 2013
Sono circa 125 milioni le donne e le bambine che subiscono ancora oggi mutilazioni genitali, secondo quanto denunciato dall'Unicef.


Oggi, però, le bambine hanno meno probabilità di subire questa pratica rispetto alle loro madri. In Kenya e in Tanzania le ragazze tra i 15 e i 19 anni hanno tre probabilità in meno di essere mutilate rispetto alle donne tra i 45 e i 49 anni. La prevalenza, inoltre, è scesa di ben quasi la metà tra le adolescenti in Benin, Repubblica Centrafricana, Iraq, Liberia e Nigeria. L'istruzione può giocare un ruolo fondamentale nel favorire i cambiamenti sociali; più le madri sono istruite, minori sono i rischi che le loro figlie vengano mutilate e più le ragazze frequentano la scuola, più possono confrontarsi con altre persone che rifiutano tale pratica.


"Le mutilazioni genitali femminili sono una violazione dei diritti alla salute, al benessere e all'autodeterminazione di ogni bambina," ha detto Geeta Rao Gupta, Vice Direttore Esecutivo dell'Unicef. "Ciò che emerge dal rapporto è che le legislazioni da sole non bastano. La sfida, adesso, è di lasciare che bambine e donne, ragazzi e uomini levino la loro voce e affermino con chiarezza di rifiutare questa pratica dannosa."


Il rapporto Unicef, infatti, rileva che oltre alla maggior parte delle ragazze e delle donne contrarie alla pratica, anche un numero significativo di uomini e di ragazzi la rifiuta. In particolar modo in tre paesi, Ciad, Guinea e Sierra Leone, sono addirittura più gli uomini che le donne a volere la fine delle mutilazioni. Ciò che emerge con chiarezza è che non sono necessarie solo le legislazioni, ma che tutti gli attori, governi, Ong e comunità promuovano un cambiamento sociale positivo attraverso programmi e politiche mirate all'eliminazione delle mutilazioni come a tutte le altre forme di violenza contro i bambini, direttamente o indirettamente legate a norme sociali. Ci sono, però, ancora alcuni paesi come Camerun, Gambia, Liberia, Mali e Sierra Leone che non hanno una legislazione in merito. In questi paesi l'Unicef è particolarmente impegnato nel fornire supporto tecnico ai governi perché vengano elaborate delle leggi in materia.

[b][GotoHome_Torna alla Home][/b]