Post razzista contro i rumeni: commessa di Padova condannati a 4 mesi

La ragazza aveva parlato di badanti depresse e elementi maleodoranti. Poi le scuse pubbliche. Ma non sono bastata per evitare il processo.

Michela Bartolotta

Michela Bartolotta

globalist 16 maggio 2018

Magari tra un po', se i razzisti nostrani andranno al governo, non sarà più reato, visto che fascisti e fascistume da tempo dicono di voler abolire la legge Mancino perché incitare all'odio e alla dicriminazione razziale per loro è un bene, visto che ci fanno da anni campagna elettorale.
Quattro anni fa scriveva su Facebook che non sarebbe mai andata d'accordo con il popolo rumeno, né con le loro "badanti depresse" ed "elementi maleodoranti". Subito dopo, viste le migliaia di critiche raccolte, cercava di mettere una pezza alle frasi razziste organizzando eventi serali per persone di nazionalità rumena. Ma nulla di tutto questo è servito a Michela Bartolotta, 23enne di Padova, per evitare la sentenza a quattro mesi di reclusione.
"Io e il popolo romeno non andremo mai d'accordo, tra badanti represse e altri elementi maleodoranti privi di civiltà". Non usava mezzi termini Michela Bartolotta in un post di Facebook pubblicato quattro anni fa. La ragazza allora aveva 19 anni e lavorava come commessa in un 3Store a Padova, ma aspirava a diventare una modella professionista. Alle spalle, una partecipazione a Miss Muretto e al Bikini Contest a Rimini.
A qualcuno la frase era piaciuta, molti altri invece l'avevano criticata. Un'indignazione così forte che l'autrice del post l'aveva rimosso. Mentre il padre si prodigava in favore della figlia, parlando con i giornalisti della stampa locale e condannando ogni forma di xenofobia e razzismo, lei si scusava. Frasi scritte in un momento di rabbia, diceva, dovuta allo stress del lavoro. Aveva anche organizzato un evento serale allo store per tutte le persone di nazionalità romena, alle quali aveva regalato schede telefoniche ricaricabili.
Gesti plateali che a nulla sono valsi contro la legge Mancino, che prevede anche fino a tre anni di carcere per chi diffonde idee che promuovanola superiorità di una razza rispetto alle altre e che incitino alla discriminazione. Tenuto conto però della giovane età della ragazza e delle pubbliche scuse che ha presentato, il tribunale di Padova ha attenuato la pena: quattro mesi di reclusione, con la sospensione condizionale e la non menzione.