L'Aquila, la beffa delle tasse per una 'dimenticanza' dello Stato

Cittadini e imprese dovranno pagare, secondo la Commissione Ue, circa 100 milioni di tasse arretrate nonostante la richiesta di dilazione già attivata nel 2009. E la città scende in piazza

I manifesti di protesta all'Aquila

I manifesti di protesta all'Aquila

globalist 16 aprile 2018

Arrabbiati, esasperati, stanchi ma non disposti a mollare. L'Aquila si mobilità contro la beffa dell'Ue per la restitizione dell tasse. Uno striscione recita "No al terremoto fiscale" e su un camion campeggia un cartello con la scritta: "È incomprensibile. Reduci dal terremoto, vittime dello Stato". Con questi slogan sono partiti in corteo all'Aquila migliaia di cittadini, imprenditori, commercianti e studenti, con politici e amministratori, nella manifestazione organizzata da Comune dell'Aquila e Regione Abruzzo per dire no alla restituzione delle tasse, sospese a imprese e professionisti nel cratere del sisma del 2009, richiesta dalla Commissione Europea che considera le somme aiuti di Stato. "Vogliamo rispondere così a questa iniquità - dice il presidente dell'Ance L'Aquila, Ettore Barattelli - a Roma andremo se non ci saranno risultati da questa nostra azione". Chiuse le saracinesche dei negozi, sfilano anche parlamentari, il vice presidente della Regione Giovanni Lolli, il presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio. Aprono il corteo i gonfaloni di Comune e Provincia, con due moto della Polizia Municipale. Sono circa 350 le imprese e le partite Iva a cui sono state notificate cartelle esattoriali per un complessivi oltre 100 milioni di euro a cui vanno aggiunte sanzioni e interessi.
Facciamo un passo indietro per ricordare la vicenda. Nel 2009 le tasse vennero sospese per aiutare il territorio aquilano duramente colpito. L'Europa chiese la restituzione già in passato ma dopo una mobilitazione importante a Roma e con il blocco dell'autostrada l'Aquila ottenne una proroga di 6 mesi. A quel punto la Commissione Ue accordò ai cittadini del cratere una restituzione dilazionata in 10 anni e con l'abbattimento del 60 per cento, come previsto dalla legge. Solo che - denunciano dal capoluogo abruzzese - i governi che si sono succeduti (ovvero Letta, Renza e Gentiloni) hanno 'dimenticato' di segnalare questa norma all'Europa".
Il vice presidente della Giunta regionale Lolliha detto: "Stiamo subendo una ingiustizia assurda e un colpo mortale. E' un'assurdità l'assurdità lo Stato sbaglia e a pagare dobbiamo essere noi, non esiste", ha spiegato. "Al governo Letta, al governo Renzi, al governo Gentiloni, mettendoci a disposizione in un tavolo che ha funzionato e ha spiegato quali argomenti usare, abbiamo chiesto fondamentalmente di trattare con l'Europa da forza politica, cioè quello che era stato fatto con le quote latte, quello che questo governo sta facendo con l'Ilva. Invece la nostra vicenda è stata lasciata trattare da funzionari, magari gli stessi che avevano dimenticato di fare la notifica, e abbiamo visto com'è andata a finire: c'è stata la procedura di infrazione, il governo ha resistito un anno poi ha mollato, ha fatto il provvedimento di nomina di un Commissario che dovrà recuperare in 60 giorni, all'inizio, con gli interessi, in una sola rata, tutte le tasse non versate". Lo ha detto il vicepresidente della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli parlando alla manifestazione all'Aquila. "Molte delle aziende coinvolte - ha aggiunto - non sono in grado di pagare e chiuderanno, altre più solide avranno un buco e non potendole noi ripianare dovranno portare i libri in tribunale, con centinaia di posti di lavoro si perderanno. No Siamo persone serie. Questa è una manifestazione per la legalità, non chiediamo condoni. Questo è il posto d'Italia dove si pagano le tasse più alte, le tasse più la rata di restituzione. Lo Stato rispetti le sue leggi. C'è una legge che dice come restituire le tasse, se i governi che si sono succeduti hanno dimenticato di fare la notifica la colpa non è nostra", ha concluso Lolli.