La palestra degli orrori: con il maestro di karate anche altri adulti

Emergono particolari sempre più inquietanti dal caso nel bresciano. A partecipare agli incontri hard con le ragazzine anche i genitori di altri piccoli allievi. Lo sgomento di un'intera comunità

Al centro dell'inchiesta un uomo di 43 anni

Al centro dell'inchiesta un uomo di 43 anni

globalist 8 ottobre 2017

A Lonato del Garda oggi è prevista "Una giornata fantastica con Harry Potter". Ci saranno giochi, letture, animatori e un sacco di bambini. Ci saranno i genitori a comprare ai più piccoli lo zucchero filato e a guardare questi figli che giocano, crescono, con un'ombra sul cuore. Perché quello che è accaduto, in "quella" palestra non si dimentica, non è facile da cancellare. Lonato dal Garda è una piccola comunità, neppure 17mila abitanti. Quasi tutti si conoscono. Possibile che nessuno sapesse degli "sporchi giochi" di Carmelo, maestro di karate? Perché più l'indagine va avanti, più si scoprono particolari inquietanti e terribili. Ovvero che nella palestra, in orario di chiusura, si tenevano veri e propri festini hard con le ragazzine. Lui che invitava gli amici a guardare, in alcuni casi a partecipare mentre le piccole allieve, per la vergogna e per un gioco seduttivo maledetto, venivano abusate. Almeno sei casi conclamatati, la più piccola delle allieve del maestro all'epoca dei fatti aveva solo 12 anni.


E' un paese ferito questo centro lindo e pulito del bresciano. Che ora scopre, ora si interroga.  Secondo gli atti Carmelo, 43 anni, per cui il gip ha disposto l’arresto su ordinanza di custodia cautelare in carcere, era «assolutamente incapace di reprimere i propri impulsi». E i racconti delle ragazze sono ritenuti credibili dagli investigatori. Ci sono i messaggini, in un caso migliaia di sms, le video chat a luci rosse in cui il maestro di karate costringeva le ragazzine a spogliarsi. Video che giravano tra adulti, alcuni di questi sono essi stessi genitori di altri minori che fequentavano il centro sportivo. A scoperchiare questo mostruoso vaso di Pandora la denuncia di una ragazza, oggi maggiorenne, che è stata vittima delle attenzioni morbose dell'uomo da quando aveva 12 anni. Racconta la giovane: "Tra il 2011 e il 2012 mi costringeva a partecipare a video chat su badoo, voleva che assumessipose hard. Dalle chat, poi, si è passati ai messaggi sul cellulare: scambiati con altri uomini maggiorenni che frequentavano la palestra. Due, in particolare, erano genitori di altrettanti ragazzi che venivano a fare karate. Che ci fossero coinvolti altri adulti è dimostrato anche dalle loro utenze telefoniche: la ragazza, quei numeri, li aveva in memoria. E «fornisce una spiegazione accurata dei fatti e dei luoghi in cui si sono consumati gli abusi». C’erano più uomini. Almeno in alcune occasioni.  Non importa, per il giudice, il «ruolo» esatto di uno o dell’altro aggressore: la presenza basta a configurare la violenza di gruppo. Per il codice penale è sufficiente qualunque condotta partecipativa: morale o materiale. Nel racconto della ragazza, che è stata aiutata a denunciare grazie anche al sostegno del suo fidanzato, emergono particolari raccapriccianti: "Lui aveva una moglie ed io mi sentivo in colpa perché passavo le serate a casa loro e mi trattava come una figlia e lei mi voleva bene, andavamo in vacanza assieme, ma non riuscivo a fermarmi pur sapendo che stavo facendo una cosa sbagliata. Penso che lei possa esserne venuta a conoscenza solo verso la fine, quando ho smesso di fare karate e lui aveva iniziato a minacciare di suicidarsi, a volte telefonandomi e dicendomi che aveva il coltello in mano e che si sarebbe suicidato. Lui riusciva a farmi sentire in colpa perennemente".


E sul Corriere della Sera c'è la testimonianza di una delle mamme di queste ragazzine soggiogate. La figlia all'epoca aveva 15 anni. "Fu un'altra ragazza ad aprirmi gli occhi. Mi pregò di allontanare mia figlia da quella palestra, perché non avrebbe dovuto accaderle quello che era stata costretta a subire lei. Con un paio di domande ho capito di cosa e di chi stesse parlando. Mi stava dicendo che mia figlia aveva una relazione con quell’uomo. Per incastralo io e mio marito decidemmo di invitarlo a cena. Per ore ci raccontò quanto fosse innamorato di lei. Quando capimmo che dietro questa storia c'erano abusi e un giro di prostituzione minorile, allontanammo nostra figlia. E lei ci ha accusati di averla tradita, ci disse che i mostri eravamo noi, non lui. Non ho salvato mia figlia e forse non riuscirò a salvarla - conclude la donna nell'intervista al Corriere - ma non mi sarei mai perdonata pensando che con quell’uomo, ogni giorno, c’erano minorenni. Andava fermato».