A Cefalù i cittadini mobilitati e le indagini di Manfredi Borsellino fermano il piromane

Ronde notturne, turni da sentinella, un gruppo su WhatsApp dove pubblicare foto e video di persone sospette che si aggirano nei boschi vicino alle loro case.

Manfredi Borsellino

Manfredi Borsellino

globalist 12 agosto 2017

A Cefalù, lungo la costa che da Palermo porta al messinese, a dirigere il Commissariato di polizia c'è Manfredi Borsellino, figlio di Paolo, il magistrato ucciso in via D'Amelio. E' lui a parlare di una svolta civile che si è registrata a Cefalù sul fronte della lotta agli incendi e ai piromani. Ronde notturne, turni da sentinella, un gruppo su WhatsApp dove pubblicare foto e video di persone sospette che si aggirano nei boschi vicino alle loro case. Con questi sistemi di “auto sorveglianza” i residenti di contrada La Ferla a Cefalù hanno permesso di arrestare Antonino Fertitta, un disoccupato di 38 anni, incensurato, accusato di essere il responsabile dell’incendio doloso del 3 agosto che ha minacciato le decine di villette della zona. “Per la prima volta i residenti non si sono fatti gli affari propri e ci hanno dato un aiuto determinante nel trovare il piromane – commenta Manfredi Borsellino – Il reato di incendio doloso da un paio d’anni è diventato un problema sociale. La gente teme per la propria incolumità e per le proprie case e ha deciso di non girare la testa dall’altra parte”.



Antonino Fertitta è finito in carcere giovedì sera con l’accusa di incendio doloso continuato ed aggravato. Il gip ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare e ha disposto la misura della custodia in carcere. L’incendio si è sviluppato nel versante messinese di Cefalù, nella riserva del Parco delle Madonie, arrivando a pochi metri da alcune villette.



Sono stati gli stessi residenti ad individuare con il riconoscimento fotografico Antonio Fertitta. Oltre al riconoscimento da parte dei residenti “sentinelle” anche le tradizionali attività tecniche hanno confermato la presenza dell’arrestato sul luogo al momento dell’incendio. Durante la perquisizione dell’abitazione sono stati rinvenuti elementi che hanno poi aggravato il quadro indiziario contro il 38enne disoccupato. Secondo quanto accertato dai vigili del fuoco già durante le operazioni di spegnimento, l’incendio era partito da dieci focolai distinti che si sono poi propagati alcuni ettari di macchia mediterranea e area boschiva, minacciando alcune abitazioni della zona. Fertitta conosceva quei luoghi a memoria, sapeva da dove scappare dopo aver appiccato le fiamme. Quando i poliziotti gli hanno mostrato l’ordinanza di custodia cautelare, l’uomo è rimasto in silenzio. Nei prossimi giorni si terrà l’interrogatorio di garanzia del 38enne.



"Non è degno di essere un nostro concittadino", è stato il commento del sindaco. “Chi si rende responsabile di questo gravissimo reato non è degno di essere considerato cefaludese”.



“La notizia dell'arresto di un cefaludese con l'accusa di essere un piromane suscita in me una forte emozione – ha aggiunto il primo cittadino di Cefalù- poiché il mio pensiero non può non andare ai drammatici eventi incendiari del 16 giugno 2016 che hanno pesantemente ferito gran parte del territorio comunale e a seguito dei quali, ancora oggi, sei nuclei familiari sono ospitati in abitazioni prese in affitto dal comune in quanto le loro sono andate distrutte dai roghi. Proprio nei giorni della Festa del Santissimo Salvatore ripetuti incendi, di evidente natura dolosa, sono stati appiccati in contrada Ferla, destando la preoccupazione e l'indignazione dei cittadini,costringendoci a mettere in atto un allerta continuo. Io stesso, più volte, ho diramato degli inviti alla popolazione per segnalare alle forze dell'ordine l'avvistamento di piromani. Pur con la presunzione d'innocenza che spetta a qualunque cittadino. Pur con la presunzione di innocenza, e fino a condanna definitiva, confidiamo nel lavoro della magistratura e delle forze dell'ordine e chiediamo che nei confronti di chi si rende responsabile del gravissimo reato di incendio doloso, qualora accertata la propria responsabilità, sia esercitata la massima severità prevista dalla legge, poiché responsabile di un crimine che oltre a distruggere un territorio bellissimo e mettere a repentaglio persone e cose offende la sensibilità di ogni cittadino”.