La Cattedrale chiusa di Agrigento: tutto cominciò con una goccia d'acqua

La storia dell'acqua è storia di sprechi e gli sprechi hanno fatto e continuano a fare la storia della Sicilia.

Cattedrale chiusa di Agrigento

Cattedrale chiusa di Agrigento

globalist 10 agosto 2017

di Tancredi Omodei



"Uno dei tanti sprechi, e forse il più imperdonabile che siano stati consumati in questi anni da una classe di potere impreparata e imprevidente". Era il 1968 e Leonardo Sciascia scriveva questo in un testo che accompagnava la realizzazione de "La grande sete", un documentario di Massimo Dida con la sceneggiatura di Marcello Cimino, grande giornalista de L'Ora. Il testo di Sciascia è stato recuperato, sostanzialmente inedito, dal giornalista Giovanni Taglialavoro, che lo ha pubblicato nel sito www.suddovest.it.

La sete, l'acqua, l'abbondanza della prima, lo spreco contestuale della seconda. Spreco che continua anche quando la grande sete, per certi versi, appare calmata. La storia dell'acqua è storia di sprechi e gli sprechi hanno fatto e continuano a fare la storia della Sicilia. Qui parleremo di acqua, di acqua che si perde, che si è persa e che ha fatto anni che stanno portando a sprechi. Che, forse, si potevano evitare se si fosse ascoltato a chi diceva che i guai della Cattedrale erano soprattutto di acqua che si perdeva nel suo sottosuolo, minandone la struttura. La Cattedrale è quella bellissima di Agrigento ( 1099 ), e sorge in alto sulla sommità della collina dell'antica Girgenti. Monumento pregevole con tracce di ogni epoca che ha fatto l'Isola: normanna, sveva, aragonese, spagnola. Ha il nome di San Gerlando, protettore della città, la sua particolarità, le tracce di gotico chiaramontano.

Dal febbraio del 2011 la Cattedrale di Agrigento è chiusa al culto e ai turisti. Si è sempre detto, per una frana. Minaccia generica che a ben guardare avrebbe cause precise che se - prese in tempo - avrebbero risparmiato la città di così lunga chiusura e delle spese che sono previste per restituirla alla comunità.L'ingegnere Angelo Cutaia è di Racalmuto, come Sciascia. Alle spalle, concreto impegno professionale di ingegnere ed anche una cattedra al liceo scientifico di Agrigento. E' stato anche uno degli animatori della Fondazione Sciascia. L'ingegnere Cutaia quando la Cattedrale sembrò che iniziasse a scivolare, andò ad osservare, a fotografare ad analizzare la situazione. Ne trasse una conclusione: il malessere della Cattedrale è dovuto a fenomeni antropici, al mancato regime ordinato delle acque. Cedimento della facciata ad Ovest e dell'abside ad Este si dovevano all'anarchia dell'acqua piovana che finiva con l'insistere sempre su alcuni punti, inverno dopo inverno, anno dopo anno. Per giunta, negli anni Sessanta furono fatti alcuni interventi dietro l'abside e attorno ad una vasca a cielo aperto che avrebbero potuto causare quello "scollamento" genericamente e frettolosamente iscritto nella categoria della frana.

Guardando foto e filmati, e facendo il conto delle proprie valutazioni, il professionista mise nero su bianco le sue valutazioni e realizzò un dossier di una diecina di pagine. calcolò pure la limitata spesa per intervenire e si offri gratuitamente come consulente. L'ingegnere incontro il vescovo, il cardinale Francesco Montenegro e uno dei due economi della Diocesi, Pontillo, che si occupa in particolare dei Beni Culturali della Curia. Illustrò loro il dossier e attese. Invano. Invano aspettò un qualche coinvolgimento degli uffici del Genio Civile che furono chiamati a dare un'occhiata alle carte. "Quella non è la linea di faglia di una frane - insisteva l'ingegnere - ma un cedimento dovuto a fattori antropici".

L'acqua, semplicemente l'acqua che cadeva senza regola, insistendo sempre sullo stesso punto, l'acqua infiltrata e - vedremo - l'acqua di antiche condotte mai rivisitate e abbandonate al lavoro micidiale del tempo. Acqua anche per capillarità che ha compromesso gli intonaci. Acqua nel piazzale sottostante, in una rete idrica datata, a suo tempo realizzata con tubi di ferro zincato sicuramente marcio e che rilascia acqua in continuazione ai piedi della Cattedrale. All'epoca della realizzazione della rete, non si realizzavano pozzetti che potessero consentire - come si fa oggi - lo stato delle cose, delle giunture, di quelle condotte in ferro con la zincatura smarrita. Ora, dopo tanto tempo, si sta intervenendo. Lentamente. Si chiedono procedure d'urgenza. Ma per una spesa che fa impallidire il costo degli interventi pensati da quel dossier.- E si interviene sulle stesse cause individuate dal dossier, i mille rigagnoli e gli altrettanti danni , dell'acqua. Adesso si parla di milioni di euro per riaprire la Cattedrale, tanti milioni. Solo per i primi saggi si spesero 200mila euro.Nell'attesa, e con buona pace del dossier dell'ingegnere Cutaia, dettato da quella ragione del quale Sciascia era fedele testimone, la Cattedrale continua ad essere ingabbiata nella sua maestosa, fiaccata solennità.