Rimango della mia idea: Facebook è molto peggio del Grande Fratello

"Non prendo in considerazione le pagine di Facebook legate ad argomenti di massa, legate a testate giornalistiche o a fonti istituzionali. Intendo il Facebook degli utenti singoli"

Facebook

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Fabio Zanuso 20 marzo 2018

Cari lettori di Globalist, vi propongo un post a proposito di Facebook che scrissi nientemeno che 8 anni fa circa sul blog Zacforeverworldpress.


Oggi, 14 agosto 2010, per la prima e ultima volta, scrivo di Facebook.


Credevo che con il Grande Fratello si fosse raggiunto il più basso livello di comunicazione di sempre.
Mi sbagliavo.


Facebook è di gran lunga peggiore. Non prendo in considerazione le pagine di Facebook legate ad argomenti di massa, legate a testate giornalistiche o a fonti istituzionali. Intendo il Facebook degli utenti singoli, di chi ha una pagina e si crede Dio o giù di lì.


Mio fratello, che per qualche misterioso motivo, ne ha una, mi dice che un suo “amico” ogni mattino spedisce agli “amici” due tipi di messaggi:



  1. A) “Stamattina ho la decapottabile aperta”

  2. B) “Stamattina ho la decapottabile coperta”


Che è una notizia notevole.


Mi son voluto far del male e ho chiesto a un Amico (vero, in carne e ossa) di poter leggere alcuni messaggi:


Tenetevi forte:


“Ieri mi sono ubriacato”


“Oggi ho mal di gola”


“Stasera esco”


“Mi sono comprato le ultime Nike”


“Sono a casa con la playstation”


“Domani vado in ferie”


“Tutti in piscina”


“Oggi piove”


“Mandatemi un bacio”“Ieri ho mangiato la pizza”


Inoltre, innumerevoli citazioni alla Jacques Prévert, solo che non sanno chi è Prévert.
Miriadi di tvb, mkly, cgrd, mmtt e altri strani crittogrammi.


E le foto: TUTTE, ma proprio tutte, di gente con il sorriso come se avessero vinto al Superenalotto, come quando ti fai una fototessera e il fotografo ti chiede di non sorridere così artificialmente.
Sbaglierò, ma mi è sembrato di scorgere una linea di posa tipica di quelli che vedono Jack Nicholson in Shining e pensano di poter assumere le stesse espressioni in cinque minuti cinque.


Fin qui, cose più che altro patetiche. Attenzione, non sono patetiche per quel che si dice, al telefono o a una cena se ne dicono anche di peggio. Sono patetiche perché si dicono da un palco virtuale a un ammasso di persone che altro non sperano che di sentirsele dire.Se si sale su di un palco, coscienti, il minimo che il pubblico pretende è che si biascichi qualcosa di interessante.
Mi son chiesto se fosse un’evoluzione degli SMS. Non è così. I messaggi il più delle volte si spediscono a una persona, non a 300 persone. Mi sono persino chiesto se dietro ci fosse la lunga mano di Berlusconi, ma non è così. Mi sono chiesto se questo sarà il futuro della comprensione umana. No, nemmeno questo.


Mi sono chiesto qual è la scintilla che ha fatto scoppiare questo fenomeno e credo di esserci arrivato: L’Amicizia.
Ci vorrebbero un miliardo di parole per definire l’amicizia fra due o più persone. I miei amici sono persone alle quali affiderei la vita, se fosse necessario.


I signori che hanno inventato Facebook hanno fatto leva su questo vocabolo. E l’hanno azzerato.
Amicizia/foto/login/share/rubrica, tutti vocaboli con lo stesso valore aggiunto, equivalente a ZERO.


E pensare che io ho sempre messo l’Amicizia, in un ipotetico podio, ben prima della salute.


Considerato l’impressionante numero di utenti, mi sa che sbaglio io, ma posso garantire che continuerò a sbagliare.


La perla: una professoressa delle scuole medie ha tradotto un crittogramma che gira sempre più spesso fra le pagine di Facebook, fra gli adolescenti. E’ l’acronimo di ‘ti amo di bene’, che è una crasi tra ‘ti amo” e ‘ti voglio bene’. Si usa per esprimere “un sentimento più intenso dell’affetto ma non forte quanto l’amore”. 


Si scrive TADB.


Tradotto da Zac:


LEI: “Te la posso dare, ma poi non rompere le palle”


LUI: “Me la dai, ma poi vado alla partita”


“Precipitevolissimevolmente”, quando andavo a scuola, risultava essere il vocabolo più lungo in circolazione. La maestra era contenta se lo sapevi pronunciare, e tu lo eri se non ti si arricciava la lingua.