Ammar e i suoi figli, la foto disperata che lascia spazio alla speranza

I figli sono dietro una rete in attesa che le regole imposte dagli uomini ai rivoli di umanità scheggiata dalle guerre e dalla fame, facciano il loro corso

Donna a Tangeri

Donna a Tangeri

Onofrio Dispenza 12 settembre 2017

A Tangeri, in alto, lì dove la vista può volare oltre il collo del Mediterraneo, nel muro che avrebbe dovuto fermare il passo pericoloso sullo strapiombo, le donne hanno realizzato un varco. Ci vanno a sedere, a parlare dei mariti, dei figli lontani. Siedono a piccoli gruppi, nello spazio piccolo, quasi a darsi il cambio. Parlano tra loro guardando laggiù, dove il mare diventa Europa. Lo fanno quando il sole è basso e l'ombra della terra laggiù e più netta. E' un modo per stare vicine a chi è lontano. Una comunione.

Ci ripensavo guardando e riguardando la foto Reuters scattata a Cipro e proposta da Globalist. Drammatica, dolce, struggente, disperata, ma che lascia spazio alla speranza, a un nuovo inizio. Ammar, fuggito dalla Siria, strappato alla terra e alla famiglia, avrà ringraziato Allah mille volte, con le lacrime agli occhi e il cuore gonfio di sensazioni e sentimenti: in un campo vicino Nicosia rivede i figli, anche loro fuggiti, per altre strade, con altri tempi, dalla Siria. I figli sono dietro una rete, come in gabbia, in attesa che le regole imposte dagli uomini ai rivoli di umanità scheggiata dalle guerre e dalla fame, facciano il loro corso. Questo si vedrà, sembra dire Ammar, oggi è il giorno della gioia e del ringraziamento. Eccoli i miei figli! Eccole le loro mani, i loro braccini farsi strada nella rete del campo! E Amar li bacia, bagna della saliva dei suoi larghi baci e delle lacrime dei suoi occhi, mani e braccia dei figli. Questa foto, nei giorni tristi, bui e inquietanti che viviamo, con tanti a rincorrere il richiamo dei mostri alla cattiveria e alla divisione, dovrebbe essere per noi una "pietra dell'inciampo" del nostro tempo. Sulla strada del contemporaneo olocausto.