Olio di palma Sì o No? Gli scienziati: nessun collegamento con danni alla salute

L'Iss ha ufficialmente dichiarato "La letteratura scientifica non riporta l’esistenza di componenti specifiche dell’olio di palma capaci di determinare effetti negativi sulla salute".

Olio di palma

Olio di palma

globalist 28 ottobre 2016

Il tanto discusso olio di palma è un olio vegetale che contiene un’alta quantità di acidi grassi saturi, in particolare l’acido palmitico (a 16 atomi di carbonio). Ma contiene anche carotenoidi e vitamina K.


E perché l’acido palmitico fa così paura? Sapevate che ne è pieno il latte materno. Può bastere questo per tranquillizzare l'opinione pubblica  su un ingrediente oggi al centro di una battaglia sì-no, pro-contro che sta assumendo toni da referendum politico?- come scrive bene su La Stampa Sara Ricotta Vozza.


Ieri si è parlato di questo a  Milano al convegno «Olio di Palma: una scelta responsabile, basata sulla scienza». Organizzato dalla Ferrero che lo utilizza convintamente nella sua Nutella, ha visto intervenire medici e ricercatori per fare un po’ di chiarezza su un argomento che crea allarme sociale. Scrive la giornalista de La Stampa "Un conflitto che oggi si combatte sugli scaffali dei supermercati, con prodotti che si offrono con la promessa di essere «senza olio di palma», demonizzando di fatto quelli che ancora ce l’hanno e non hanno intenzione di sostituirlo. Come la Ferrero, appunto, che ha deciso di spiegare perché ai suoi consumatori facendo parlare alcune voci di scienza". 


Al convegno era presente il viceministro delle Politiche Agricole Andrea Olivero, che ha deffinito questa guerra all’olio di palma "il terrorismo della disinformazione alimentare», invitando a «evitare la logica della sostituzione dei prodotti ricchi a livello nutrizionale con altri scadenti nella falsa idea che siano più sani". 


A stupire di più la platea è stato l’intervento sul latte materno di Carlo Agostoni, Direttore di Pediatria al Policlinico di Milano: "L’acido palmitico ha una centralità peculiare nella nutrizione infantile a partire dall’allattamento al seno - spiega -. I saturi, infatti, in primo luogo il palmitico, sopperiscono a una funzione proenergetica perché nelle prime fasi di vita una significativa quota di grassi è destinata ai depositi". 


"In nessuno degli studi recenti, però, è stata confermata relazione causale fra consumo di acidi grassi saturi e rischio di malattie cardiovascolari - ha spiegato Elena Fattore, ricercatrice del Dipartimento Ambiente e Salute dell’Istituto Mario Negri -. La campagna denigratoria sull’olio di palma, basata sul fatto che questo olio contiene una percentuale maggiore di acidi grassi saturi rispetto ad altri oli vegetali non ha quindi alcun riscontro nell’evidenza scientifica". 


L'Iss aveva ufficialmente dichiarato "La letteratura scientifica non riporta l’esistenza di componenti specifiche dell’olio di palma capaci di determinare effetti negativi sulla salute". 


C'è invece chi come Efsa spiega che il fattore di rischio non è  legato all’alimento ma ai processi di trasformazione "i contaminanti da processo a base di glicerolo presenti nell’olio di palma, ma anche in altri oli vegetali, nelle margarine e in alcuni prodotti alimentari trasformati, suscitano potenziali problemi di salute per il consumatore medio di tali alimenti di tutte le fasce d’età giovane e per i forti consumatori di tutte le fasce d’età". 


Scrive Sara Ricotta Vozza: "L’attacco frontale all’olio di palma, però, viene motivato soprattutto sul piano ambientale. «Noi ci occupiamo di ambiente - si è presentata Chiara Campione di Greenpeace - e l’espansione industriale dell’olio di palma ha fatto sì che le foreste vengano convertite in piantagioni». Una conversione che ha conseguenze pesanti per l’ambiente e la popolazione che ci vive. «Le foreste indonesiane sono generalmente torbiere ricoperte dall’acqua - dice la Campione - quando inizia la conversione vengono tagliate a raso e drenate attraverso canali per far asciugare la torba; quando questa è asciutta emette quantità enormi di CO2». Le cose peggiorano quando la torba viene incendiata provocando colonne di fumo che raggiungono Singapore. «L’Indonesia è il terzo Paese emettitore di CO2 e ha visto incrementare le malattie cardiache e respiratorie»". 


 Scopriamo che la Ferrero però è una delle poche aziende mondiali che non sono responsabili di tutto ciò. «Le principali Ong considerano Ferrero una best practice, ci approvvigioniamo esclusivamente di olio di palma 100% sostenibile e abbiamo pubblicato una Carta che impegna severamente i nostri fornitori - Ha sottolineato Alessandro d’Este, presidente e ad di Ferrero Commerciale Italia -. Speriamo che il nostro approccio diventi uno standard mondiale».