Apocalittici contro scettici, così i climatologi si fanno la guerra

La battaglia delle previsioni su temperature, scioglimento dei ghiacci, anidride carbonica, città come lagune. C'è chi prospetta scenari terribili, chi frena. Ma l'ansia del meteo è una realtà

Climatologi contro

Climatologi contro

globalist 11 settembre 2017

di Enzo Verrengia

L’estate di un torrido infernale, gli urgani cataclismatici che colpiscono la Florida e la bomba d’acqua che ha straziato Livorno, cui probabilmente seguirà un autunno altrettanto temibile, confermano i mutamenti climatici, caratterizzati da sbalzi estremi. Nello specifico, anche per le latitudini della cosiddetta zona temperata si profila un supermonsone simile a quelli dei tropici. Entro la fine del XXI secolo, le temperature aumenteranno fra i 2 e i 4,5 gradi centigradi, con un picco di 6 gradi nel 2100. La più visibile conseguenza è la crescita della densità di vapore acqueo nell'atmosfera dovuta alla maggiore evaporazione dei bacini acquiferi. Già dal 1970 a oggi l'incremento è stato del 4%. Tanto da far prevedere agli esperti del governo inglese una crisi mondiale innescata dal clima impazzito. 2.000 climatologi hanno compilato un rapporto sulla sovrabbondanza di anidride carbonica nell'atmosfera. Lo squilibrio favorirebbe una concentrazione di CO
2 in eccesso del 44%, con il risultato di far salire le medie di 1,2 gradi al di sopra delle previsioni. La causa viene definita antropogenica, provocata dall'uomo. Le conclusioni del documento non consolano: «È altamente probabile (più del 95 per cento di probabilità) che il riscaldamento osservato nell'ultimo mezzo secolo non possa essere spiegato senza un'influenza esterna (l'attività umana)».


Oppure il fenomeno si sta verificando su scala astronomica? Il 22 aprile 2004 è uscito un servizio di segno diverso su "Nature", la più autorevole rivista scientifica. Vi si riprendono le spettacolari perturbazioni osservate su Giove, spazzato dall'immane tempesta anticiclonica iniziata almeno 300 anni fa, la Grande Macchia Rossa, a forma di occhio, situata 22 gradi a sud dell'equatore, dove sono stati osservati nuovi assetti nelle formazioni nuvolose. L'origine potrebbe scaturire da un progressivo riscaldamento dell'atmosfera, composta peraltro di sostanze gassose come l'idrogeno e l'elio e normalmente percorsa da venti che soffiano alla velocità di 500 chilometri orari.


Il 20 settembre 2005 si è avuta una singolare segnalazione della NASA: «Da tre estati marziane di seguito, i depositi di biossido di carbonio ghiacciato [ghiaccio secco] al polo sud di Marte si sono ristretti, indicando un cambiamento climatico in corso». Sia Giove che Marte sono pianeti del tutto assimilabili al nostro sistema. Entrambi i casi, quindi, sono stati messi in relazione a un'anomala attività del sole. Culminata il 6 settembre 2005 in una specie di immenso "lampo", costituito da un'emissione su scala stellare di raggi X durata circa tre giorni, durante i quali appariva una mastodontica eruzione della corona. Era la quarta volta che accadeva da 15 anni, con riflessi sulle comunicazioni elettroniche terrestri e la sconcertante probabilità di forti terremoti, compreso lo tsunami delle Maldive. Peraltro quello fu il periodo dell'uragano che distrusse New Orleans. Sennonché si registra anche un aumento del 300% della pressione atmosferica su Plutone, pianeta lontanissimo dal sole, considerato quasi un corpo celeste a sé. Lassù gli effetti dei "lampi" avrebbero scarsissima incidenza. Né inquinamento, né attività solari, forse. Al Laboratoire de Physique Stellaire et Planetaire di Verrieres-le-Buisson, in Francia, hanno una risposta che risale a una relazione del 15 luglio 1978, decenni prima degli allarmi climatici. Il sistema solare, muovendosi lungo l'universo in espansione potrebbe stare entrando in una nube interstellare, che provocherebbe un surriscaldamento cosmico.


Ottimiste, invece, le opinioni del danese Bjørn Lomborg, riportate in un libro molto discusso, “L' ambientalista scettico”. Secondo l'autore, le capacità naturali di resistenza della Terra metterebbero al sicuro l’umanità da un disastro meteorologico. Nella sezione intitolata "Il vero stato del mondo", Lomborg scrive: «La pioggia acida non ha ucciso le nostre foreste, le nostre specie non stanno morendo come molti hanno preteso, arrivando a prevederne la fine della metà nei prossimi 50 anni: il dato più probabile non supererà lo 0,7%. Il problema dello strato di ozono è stato più o meno risolto. Le attuali previsioni sul processo di riscaldamento globale non indicano una catastrofe, anzi, vi è buona ragione di ritenere che il nostro consumo energetico andrà in direzione di fonti rinnovabili prima della fine del secolo». Eppure, resta l'allarme sui pericoli del clima impazzito. L’apocalisse climatica costituisce un altro elemento di terrore collettivo, riverberatosi da tempo nella letteratura distopica, che fa sempre da cassa di risonanza alle paure concrete della gente.


James Ballard nel romanzo “Il mondo sommerso” descrive un'inondazione planetaria. «Se mai torneremo nella giungla, continueremo comunque a cambiarci per la cena», afferma il biologo Bodkin verso l'inizio di questa cronaca allucinata dei superstiti di una Terra futura, dove l'innalzamento delle acque dopo le tempeste solari ha trasformato le metropoli del nord in lagune tropicali. Lo sparuto gruppo dei protagonisti è formato da scienziati e militari provenienti dalla Groenlandia, ormai temperata e abitabile. Per stilare un rapporto meteorologico, stazionano su una Londra sommersa e spettrale, i cui nuovi abitanti sono alligatori e iguane. Il clima terrestre regredisce verso il triassico, ma il mutamento non si ferma al paesaggio. Sempre Bodkin specifica: «Non si tratta di un semplice panorama scenografico artefatto, ma di un riorientamento totale della personalità». Si verifica quindi un processo archeopsichico che trasporta l'uomo all'indietro nella scala evolutiva.


Quando i mutamenti climatici arrivarono sul serio, Ballard dichiarò: «Non immaginavo l’effetto serra, ma ero colpito dal comportamento degli europei: in Cina le alluvioni dello Yangtse facevano ogni anno migliaia di morti, nei Caraibi gli uragani spazzavano le popolazioni, e in Europa la gente si godeva una vita piacevole, benché la guerra fosse finita da poco. Ho pensato: che succede se anche l’Europa è colpita da un clima violento come in Cina, in India, in Africa?» E ancora: «La gente parla molto del clima, del Sahara che può valicare il Mediterraneo ed entrare in Italia e in Spagna o degli effetti devastanti sull’agricoltura. Ma a me interessa di più il mutamento psicologico. Mi chiedo: gli europei credono di mantenere il loro stile di vita borghese costruendo un muro più alto in fondo al giardino o ammucchiando sacchetti di sabbia? È un’illusione, la natura è troppo forte: le alluvioni che vediamo negli Stati Uniti già cominciano a infierire sull’Europa. E se i ghiacci si scioglieranno, le città costiere saranno allagate. Londra diverrà come Venezia. E la psicologia cambierà, la gente sarà intimorita, chiederà aiuto, vorrà vigilantes e guardiani. La psicologia della paura prenderà il sopravvento, ci sarà la caccia al capro espiatorio, si perderà il senso della comunità, perché molti resteranno senza casa e senza lavoro e diverranno vagabondi. Una situazione da Medioevo. La società è più fragile di quanto pensiamo».