L'Aise ha incontrato il capo degli 007 di Damasco? Se è vero hanno fatto bene

Le Monde rilancia la notizia di un meeting con Ali Mamlouk. Un messaggio dall'intelligence di Parigi che dalla guerra di Libia in poi ostacola l'Italia

Ali Mamlouk

Ali Mamlouk

globalist 28 marzo 2018

La notizia era trapelata già da alcuni giorni. E si poteva immaginare il perché. Ma adesso l’attacco dell’autorevole Le Monde chiarisce molto meglio la situazione: dietro la notizia dell’incontro nella Capitale del capo degli 007 di Damasco Ali Mamlouk, e il direttore dell'Aise, Alberto Manenti c’è lo zampino dell’intelligence di Parigi che da tempo - a cominciare dalla sciagurata guerra in Libia - cerca di ostacolare le attività italiane a difesa degli interessi nazionali.
Un incontro - dicono - che sarebbe “una violazione degli atti legislativi dell'Ue contro il regime di Damasco”.

Tutto può essere. Ma dopo anni e anni di destabilizzazione della Libia e della Siria c’è da chiedersi se l’Unione Europea e, in primo luogo, la Francia non abbiano nulla da rimproverarsi invece di far recapitare messaggi trasversali a un paese che ha pagato e continua a pagare a caro prezzo le follie libiche di Sarkozy (con relativo e squallido scandalo al seguito).
Idem sulla Siria. Nulla da dire? 
Come in Libia e in Iraq sul terreno siriano si è sostenuta la lotta contro il “tiranno”, si è deciso che esisteva il “libero esercito siriano” da una parte ed esistevano i cattivi dall’altra. Rappresentando la complessità di un paese pieno di contraddizioni come la lotta tra gentili democratici che sognavano di trasformare la Siria in una democrazia che più democrazia non si può contro il dittatore di Damasco.
Sette anni di guerra ci hanno insegnato che le cose erano e sono molto differenti. Che la guerra risponde a interessi strategici e non a sentimenti umanitari, che sostenendo e armando il Libero esercito siriano, di fatto, l’Occidente ha addestrato e armato miliziani che poi sono passati all’Isis e che oggi sono, probabilmente, anche ad Afrin a fare il lavoro sporco per conto di Erdogan, ossia l’uomo che guida un potente esercito della Nato che in tutti questi anni ha usato l’Isis, gli ex Al Qaeda e gruppi jihadisti per le sue spericolate capriole nella regione pur di rafforzare il suo potere.

Chi è il nemico, oggi? Assad? O i gruppi ribelli jihadisti portatori di un disegno politico non così distante da quello di al-Baghdadi? Chi bisogna sostenere oggi in Siria?

Di fronte a tutto questo, se l’intelligence italiana ha difeso gli interessi e la sicurezza nazionale parlando con chi rappresenta Damasco ha fatto bene. Perché troppo spesso, ultimamente, altri hanno rotto i vasi lasciando all’Italia e ad altri paesi (come la Grecia) il compito di farsi carico dei ‘cocci’.

In tema di prevenzione del terrorismo (pur con tutte le differenze del caso, visto che Oltralpe c’è una situazione oggettivamente più complicata) tra Italia e Francia non c’è partita. Quindi cosa vogliono? Un Bataclan italiano? 

C’è stato un incontro tra Aise e Ali Mamlouk? Se si fosse trattato di un appoggio italiano alla tirannide e alla repressione ci sarebbe qualcosa da riride. Ma se è servito per garantire meglio la sicurezza di tutti noi allora l’accusa ai nostri occhi diventa un merito. E pazienza per i malumori per la presunta violazione degli atti Ue. In Siria umanità, diritti umani e buonsenso sono violati da tutti e da anni…