Poteva essere sventato l'attentato di Manchester: se MI5 e polizia si fossero parlati

Un rapporto indipendente, se dà atto che molti attacchi sono stati sventati, dall'altro rivela che Salmen Abedi da mesi era al centro di indagini

Manifestazione in ricordo delle vittime di Manchester

Manifestazione in ricordo delle vittime di Manchester

globalist 5 dicembre 2017

Una maggiore collaborazione tra i servizi di intelligence britannica e la polizia avrebbe potuto fermare Salmen Abedi, l'immigrato libico che, nel maggio scorso, in occasione di un concerto di musica leggera, uccise 22 persone, nella maggioranza giovani ed adolescenti. Lo sostiene, in un rapporto indipendente, l'esperto di terrorismo David Anderson, che ha preso in esame il dossier dell'attentato, messo a segno in occasione del concerto della cantante americana Ariana Grande.
Salmen Abedi, 22 anni, figlio di un oppositore islamico libico a Muammar Gheddafi che nel Regno Unito aveva ottenuto asilo e protezione, nei mesi immediatamente precedenti all'attentato era stato oggetto di investigazioni. Tali che Anderson, nel rapporto (il cui contenuto è stato reso noto oggi dalla Bbc), parla d'opportunità "mancate" da parte di 007 e antiterrorismo.
Nel rapporto, in generale, se da un lato si sostiene che in Gran Bretagna ''la gran parte dei progetti di attentato continui a essere sventata, a dispetto dell'elevato livello di minaccia'', dall'altra si punta il dito sulle mancanze dei vertici di polizia ed MI5, che hanno riconosciuto ''la necessità di usare meglio i dati, di condividere le informazioni a più vasto spettro, di migliorare la collaborazione fra loro e di valutare e investigare le minacce terroristiche su basi uniformi. Qualunque matrice ideologica abbiano''.