Voleva combattere in Siria con l'Isis: marocchino condannato a 4 anni e mezzo

Mehdi Hamil era dal 2005 in Italia; si era auto-addestrato attraverso il web

Mehdi Hamil

Mehdi Hamil

globalist 15 settembre 2017

Che il virus jihadista possa colpire anche l'Italia è un'uipotesi più che concreta. Nel frattempo si cerca di fare di tutto per prevenire: il gip di Catanzaro ha condannato a 4 anni e 6 mesi con rito abbreviato, Mehdi Hamil il marocchino di 25 anni ritenuto un aspirante foreign fighters disponibile a raggiungere Siria e Iraq per combattere la Jihad a sostegno del sedicente Stato Islamico. L'uomo, giunto in Italia nel 2005 per ricongiungersi ai familiari residenti a Luzzi, dove fanno i venditori ambulanti, era stato arrestato il 25 gennaio 2016 dalla Digos di Cosenza. Dalle indagini, secondo l'accusa, era emerso una "naturale" propensione di Hamil a sposare la causa dell'Isis: utilizzo di piattaforme di comunicazione diverse da quelle abituali; l'accanito interesse per immagini, filmati e contenuti propagandistici riferiti all'organizzazione linkati quotidianamente tramite diversi siti telematici d'area i cui contenuti rimandano a forme di addestramento e combattimento tra soggetti incappucciati, tutti contrassegnati dal simbolo dell'Isis e la volontà di raggiungere la Turchia e successivamente il progetto di trasferirsi in Belgio.
Hamil era stato arrestato in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta dal procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Giovanni Bombardieri e del pm Paolo Petrolo, per i reati contemplati dalla nuova legislazione antiterrorismo introdotta nell'aprile 2015 con particolare riferimento alla fenomenologia dei cosiddetti foreign fighters. Si trattò, in particolare, della prima applicazione sul territorio nazionale della nuova legislazione antiterrorismo che sanziona la pratica dell'auto-addestramento condotta, prevalentemente, attraverso il web dagli aspiranti foreign fighters di matrice jihadista.
Le indagini presero il via da una perquisizione nell'abitazione di Hamil, bloccato all'aeroporto di Fiumicino in entrata dalla frontiera turca da dove era stato respinto per motivi di "sicurezza pubblica". Al momento del controllo l'uomo, oltre al passaporto marocchino con cui era stato identificato, aveva un solo zaino con un pantalone di tipo militare, una camicia, biancheria intima, un tappeto da preghiera, un libro in lingua araba (una pubblicazione dei Fratelli Musulmani sui comportamenti che deve tenere un buon musulmano secondo il Corano), due telefoni cellulari, e 800 euro in contanti.
Nel corso della perquisizione, gli investigatori della Digos appresero dai familiari che Hamil avrebbe dovuto fare rientro a casa quella sera stessa. Elemento che era stato ritenuto contrastante con la sua presenza, nella stessa giornata, ad Istanbul da dove era stato respinto. Ciò fece supporre agli investigatori che Hamil potesse essere partito alla volta della Siria con l'intenzione di combattere a fianco dei guerriglieri dell'Isis. Erano stato quindi attivati servizi di osservazione e pedinamenti. Al termine degli accertamenti, gli elementi raccolti hanno costituito la base sulla quale integrare i diversi profili penali contemplati dalla nuova legislazione antiterrorismo.