In Libia offensiva diplomatica francese per sventare il pericolo Isis

Parigi con l'aiuto di Algeri sta lavorando per evitare che jihadisti provenienti da Siria e Iraq possano riprendere le posizioni perdute

Isis, decapitazioni e crocifissioni a Sirte

Isis, decapitazioni e crocifissioni a Sirte

Diego Minuti 14 giugno 2017

Il pericolo che l'ingovernabilità della Libia – in pieno caos ed in balia delle mire egemoniche delle milizie armate – spiani la strada all'arrivo di miliziani dell'Isis in rotta in Siria ed Iraq è talmente tangibile che Francia ed Algeria stanno tentando una difficile mediazione con le parti libiche in conflitto. Il fine (di questo che è ancora a livello di tentativo) è cercare una piattaforma di dialogo che abbassi il tasso di conflittualità e, quindi, crei una base di confronto che sia vita ad un fronte comune contro l'Isis.
In Libia la presenza dell'Isis è stata forte sino a quando il Califfato, approfittando del vuoto di potere determinatosi con le lotte tra le fazioni nemiche, prese con le armi Sirte facendone la capitale virtuale della branca libica dell'Isis, da cui è stato però sloggiato lo scorso anno.
Ma la situazione sul campo è mutata e i miliziani di al Baghdadi, privati del vitale controllo di una porzione di territorio, potrebbero vedere rinforzate le loro file con l'arrivo di armati da Siria e Iraq dove il Califfato sta subendo cocenti sconfitte, vedendo sempre più eroso il potere derivato dall'esercizio della violenza e del terrore.
Lo scenario che si potrebbe determinare (dando per scontato che i miliziani possano raggiungere la Libia senza incappare nella rete antiterrorismo che si sta già tendendo, con il decisivo contributo dell'Egitto e dell'Arabia Saudita) è a dir poco allarmante perché gli uomini di al Baghdadi porterebbero con loro l'esperienza accumulata sul campo e che consentirebbe all'Isis di tornare ad essere protagonista militare nel tormentato scacchiere libico.
Rientra quindi nell'attivismo dei Paesi più direttamente interessati alle vicende libiche (la Francia, per questioni di prestigio, ma anche per potere assaporare il gusto della vendetta dopo gli attentati jihadisti; l'Algeria, per ovvie ragioni geografiche) una possibile contromossa che disegni una trama diplomatica che dia la possibilità di creare un argine alle manovre dell'Isis. Non per nulla l'incontro, svoltosi ad Algeri nel massimo riserbo e di cui si è venuti a conoscenza a distanza di ore, tra i capi delle diplomazie algerina (Abdelkader Messahel) e francese (Ives Le Drian, peraltro ex ministro della Difesa) , non ha sortito una determinazione ufficiale, ma appare difficile credere che il vertice si sia limitato a parlare di argomenti futili.
Il presidente francese Emmanuel Macron, dopo il consolidamento del suo recentissimo peso politico, grazie al travolgente successo alle elezioni legislative, sembra pervaso da un attivismo irrefrenabile in politica estera e lo scacchiere nord-africano, vuoi anche per la storia dell'Esagono, è ormai in pianta stabile nella sua agenda. Le Drian, per parte sua, ha già incassato l'appoggio degli altri due Paesi dell'area più direttamente interessati, Egitto e Tunisia, che comunque, almeno ufficialmente, respingono l'opzione militare. Non bisogna poi dimenticare che la Francia è ancora impegnata nella ''bonifica'' jihadista del Sahel e, quindi, in linea di ipotesi, capace di intervenire militarmente. Magari utilizzando le sue unità d'elite che, si sussurra a Parigi e dintorni, non avrebbero disdegnato operazioni segrete al di fuori del confini maliani.
La visita di Le Drian ad Algeri potrebbe avere avuto anche un altro tema sul tavolo, il futuro dell'Algeria che soffre in modo sempre più evidente dell'apparente vuoto di potere legato alle precarie condizioni di salute del presidente Bouteflika, che, bene o male, garantisce sin dal suo insediamento e delle sue rielezioni, continuità e sicurezza, al netto della ultradecennale lotta al terrorismo islamista.
La Francia , che si considera sempre il partner privilegiato dell'Algeria, guarda con attenzione e timore al dopo Bouteflika e cominciare a tastare il terreno per capire cosa potrà accadere è il minimo che ci si possa aspettare da Parigi.