L'avocado è una maledizione per lo Stato di Michoacan: violenze e attacco all'ambiente

Ettari di foreste bruciate per essere convertite e falde acquifere e laghi depredati. I villaggi si difendono, ma lo Stato centrale non interviene.

Avocado

Avocado

Diego Minuti 12 ottobre 2017

C'è sempre un abbondare di definizioni quando si tratta di descrivere qualcosa che viene dalla natura ed è prezioso. Oro nero per il petrolio, oro blu per l'acqua. Di recente nell'olimpo del cromatismo descrittivo è entrato l'oro verde che, superando precedenti attribuzioni, ora è stato incollato all'avocado, almeno per quel che riguarda lo Stato messicano del Michoacan, che a questa coltura sta sacrificando interi boschi, ma anche - e questo più d recente - intere falde acquifere e laghi prosciugati per dissetare i campi di questa pianta che hanno sempre bisogno di essere irrigati.
Lo Stato di Michoacan è il principale produttore ed esportatore di avocado, quasi un monopolio mondiale al quale attentano altri territori ed è per questo che i produttori, pur di continuarne a coltivarne sempre di più, non si fermano davanti a nulla, anche a costo di disequilibrare l'ecosistema. Gli Stati Uniti ed il Canada sono i principali consumatori di questo frutto, che comincia ad essere molto apprezzatoi anche in Europa ed in estremo Oriente (Giappone e Cina in testa).
Basta solo pensare che, in occasione del solo giorno in cui si gioca il Superbowl (la finale del campionato professionistico di football americano) il Messico esporta avocado per un valore di 200 milioni di dollari, per gli amanti del guacamole davanti alla tv.
L'avocado sta conquistando sempre più credito tra i salutisti, perchè è ricco di lipidi, vitamine e sostanze antiossidanti. Contribuirebbe anche alla riduzione del colesterolo, alla prevenzione delle malattie cardiovascolari e del diabete di tipo 2.
Oltre al fatto che, cosa che non guasta, è anche buono al gusto.
E saranno molti a sorprendersi sapendo che il nome avocado è una volgarizzazione dello spagnolo ''aguacate" a sua volta assonanza dalla parole con cui esso veniva chiamato in lingua nahuatl, quella parlata dagli antichi messicani, che con il termine "ahuacatl" chamava i testicoli.
Ma, dopo la digressione storico-semantica, occorre tornare a quanto sta accadendo nel Michoaca dove ettari su ettari di boschi e foreste vengono dati alle fiamme per poi mettere a dimora delle piante giovani di avocafo, in grado di dare frutti nel giro di un paio di stagioni.
Da qualche anno a questa parte c'è una vera e propria corsa ad acquistare le terre migliori, quelle che si trovano tra i 1.550 e i 2000 metri, capaci di dare due produzioni all'anno.
Gli incendi pilotati - di fatto una deforestazione illegale - sono ormai diventata una piaga, cui il governo non riesce o non può dare una risposta efficace,
Come coltura l'avocado ha bisogno di molta acqua e questo sta comportando, per le captazioni selvagge, l'abbassamento del livello dei laghi Zirahuen e Patzcuaro, gioielli delle Michoacan e rinomate destinazioni turistiche.
Ma ormai è una vera e propria lotta tra i villaggi che combattono per la loro acqua e chi sfrutta bacini e falde in modo illegale, ricorrendo anche alla violenza.
C'è però un altro e non meno grave problema, perchè in molti casi non si conosce l'effettivo proprietario dei terreni coltivati ad avocado e, soprattutto, da dove sono arrivati i soldi per acquistare le terre. Si pensa ai proventi della droga, come di rapimenti ed estorsioni. Le prove non ci sono, ma, lo sanno tutti, sono persone non originarie dello Stato. I casi di violenza si moltiplicano (come il pestaggio di sette cugini, che stavano estirpando colture di avocado illegali).  Una sola cosa è certa: una piantagione di 200 ettari apparteneva a un noto traffico di droga. In Michoacan ci sono diversi cartelli:  la Familia e i Caballeros Templarios sono in declino, a discapito della Nueva Generación di Jalisco.