iMars, così porteremo le rocce marziane sulla Terra

Online il report iMars 2, un progetto internazionale per il ritorno di campioni marziani sul nostro pianeta. Coinvolte diverse agenzie spaziali, tra cui l’Asi

Rocce marziane (Nasa)

Rocce marziane (Nasa)

Esplorare i segreti del pianeta rosso è ai primissimi posti nelle agende delle agenzie spaziali di tutto il mondo. Motivo principale, la verifica dell’antica abitabilità del territorio marziano, ipotesi ormai accreditata tra gli scienziati. Ma per vagliare al meglio le possibilità che il quarto pianeta del sistema solare abbia potuto ospitare la vita, l’ideale sarebbe avere un ‘pezzetto di Marte’ da analizzare con calma nei nostri laboratori.


Per questo, ormai 25 anni fa, è stato fondato l’International Mars Exploration Working Group (Imweg), un consorzio internazionale per l’esplorazione marziana. Nel 2007, questo gruppo ha prodotto il primo progetto su ampia scala per il ritorno di campioni marziani sulla Terra: iMars, un piano che permetterebbe di avere sotto mano alcune preziosissime rocce provenienti da Marte.


 


Ora l’Imweg ha raggiunto una nuova, importante tappa verso l’obiettivo di studiare il pianeta rosso nei nostri laboratori. Il progetto è infatti ufficialmente entrato nella sua seconda fase, grazie alla pubblicazione del report iMars 2 - A Draft Mission Architecture and Science Management Plan for the Return of Samples from Mars.


 


Il report, reso disponibile online qualche giorno fa e pubblicato sulla rivista Astrobiology, considera il rientro dei campioni marziani “la chiave per rispondere ad alcune delle domande fondamentali nell’esplorazione planetaria, come l’esistenza della vita oltre la Terra o l’evoluzione del sistema solare”. “Ora l’alleanza internazionale – si legge ancora nel report – è vicina alla soglia della conoscenza necessaria per portare sul nostro pianeta campioni provenienti dall’atmosfera o dalla superficie marziana”.


iMars 2 passa dunque in rassegna, nell’arco di 131 pagine, le tappe principali dell’implementazione di un piano di Mars Sample Return (Msr). Questo piano propone due elementi di volo, un lander e un orbiter, da lanciare separatamente verso il pianeta rosso. Una volta raccolti, i campioni saranno caricati su un apposito veicolo trasportato insieme al lander; l’orbiter sarà invece destinato al rendezvous e al successivo rientro sulla Terra di almeno un container di rocce marziane.


 


Il report, tra i cui autori c’è anche Raffaele Mugnuolo dell’Agenzia Spaziale Italiana, non manca infine di sottolineare l’importanza della cooperazione internazionale per poter raggiungere in un futuro non troppo lontano l’obiettivo di studiare un po’ di Marte in laboratorio.


 


"Il programma Mars Sample Return (MSR) - spiega Raffaele Mugnuolo - rappresenta la sfida per la prossima decade che aprirà nuove frontiere scientifiche e nuovi orizzonti per l’esplorazione umana del pianeta rosso. L’esperienza maturata in ExoMars, mette la comunità scientifica e industriale nazionale in condizioni di giocare un ruolo di rilievo nel contesti di cooperazione internazionale, necessaria per realizzare il programma MSR".