Buco nero d’avanguardia

La sua età corrisponde a un’epoca di soli 690 anni dopo il big bang, ma la sua massa è quella di un oggetto maturo: descritto su Nature un buco nero supermassiccio ‘più avanti’ dei suoi tempi

Rappresentazione artistica di un quasar (Robin Dienel, Carnegie Institution for Science)

Rappresentazione artistica di un quasar (Robin Dienel, Carnegie Institution for Science)

Giulia Bonelli 6 dicembre 2017Globalscience

Immaginiamo di fare un viaggio indietro nel tempo di oltre duemila anni e di trovare, invece degli antichi romani, un popolo dotato delle tecnologie più avanzate. Saremmo invasi dallo stesso stupore che hanno provato gli astronomi responsabili della scoperta di un buco nero completamente fuori dal suo tempo – almeno secondo le principali teorie sull’evoluzione di questi oscuri oggetti celesti. Secondo gli scienziati, coordinati dal Carnegie Institution for Science, il nuovo buco nero supermassiccio è il più lontano da noi mai scoperto. A tale distanza, l’universo doveva avere più o meno il 5% della sua età attuale – il che significa che questo oggetto ci appare come doveva essere circa 690 milioni di anni dopo il big bang.


Dato che a quell’epoca il cosmo era ancora giovane, ci si sarebbe aspettati di trovare un buco nero relativamente piccolo; e invece la massa dell’oggetto supera di circa 800 milioni di volte la massa del nostro Sole, un fenomeno quasi impossibile da spiegare con i modelli attuali. Un buco nero in grado di attirare a sé tutta questa massa in meno di 700 milioni di anni, infatti, sembrerebbe mettere in crisi le principali teorie sulla crescita dei buchi neri supermassicci. L’inaspettata scoperta, pubblicata oggi su Nature, è stata possibile grazie all’integrazione di dati provenienti da vari telescopi; primo tra tutti l’osservatorio Gemini, che ha reso possibile il calcolo dell’immensa massa del buco nero.


In base alle osservazioni, il vorace oggetto celeste continua a divorare materiale al centro della sua galassia, rilasciando al tempo stesso una grande quantità di energia in un cosiddetto quasar – nuclei galattici attivi dotati appunto di estrema luminosità. Questo brillantissimo oggetto era in realtà già noto agli astronomi con il nome in codice di J1342+0928, ed era stato osservato nell’ambito dei progetti Decals (DECam Legacy Survey), Allwise (Wide-field Infrared Survey Explorer), e Ukidss (United Kingdom Infrared Telescope Deep Sky Survey). Questi dati, combinati con le nuove informazioni raccolte da Gemini e dagli altri osservatori, hanno permesso di dare un’occhiata nel passato del nostro universo. Scoprendo che probabilmente esistono alcuni oggetti celesti così all’avanguardia da aver anticipato l’evoluzione stessa del cosmo.