I pentiti nel processo-Malagrotta: i rifiuti tossici anche all'Inviolata

Il pm Alberto Galanti chiede una condanna a sei anni per l'avvocato Manlio Cerroni: creava l'emergenza per risolverla; archiviato il “concorso esterno in associazione camorristica”.

Il pentito Nunzio Perrella

Il pentito Nunzio Perrella

Tommaso Verga 31 marzo 2018Hinterland

di Tommaso Verga


In una lettera indirizzata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per risolvere la crisi dei rifiuti capitolini, l’avvocato Manlio Cerroni, proprietario della discarica di Malagrotta a Roma e dell’Inviolata a Guidonia Montecelio, propone l'utilizzo dei due impianti in attesa che chi “oggi governa – scrive – trovi ed attui quelle soluzioni prospettate che al momento sono solo proclami e parole”.
Le richieste dell'"ottavo re di Roma" debbono però fare i conti con le dichiarazioni dei pentiti. Se troveranno conferma, non solo a Malagrotta ma anche all’Inviolata i rifiuti della capitale non sono estranei, ma godono in più del timbro "incerta provenienza", analogamente alla “terra dei fuochi”. Per saperne di più occorre attendere le nuove puntate che vedranno protagonisti in aula gli avvocati della difesa di Manlio Cerroni, “il Supremo”.


Conclusa l’arringa del pm Alberto Galanti che ha chiesto la condanna a sei anni di reclusione per “associazione per delinquere finalizzata al traffico della mondezza” (secondo l’accusa, l’avvocato risolveva il problema dopo aver creato l’emergenza), dell’archiviato “concorso esterno in associazione camorristica” resta il parziale contenuto, i capitoli di un’indagine che a questo punto ha per oggetto non soltanto la discarica di Malagrotta – “copertina” del procedimento –, ma anche l’Inviolata di Guidonia Montecelio.
Raccolto da Nello Trocchia – il testo sull’Espresso in edicola domani –, il racconto riconduce a Nunzio Perrella, il pentito della “terra dei fuochi”, di recente tornato alla ribalta nella “trappola” orchestrata in Campania da Fanpage, indirizzata a documentare i comportamenti illeciti di politici e imprenditori nella gestione dello smaltimento dei rifiuti.


“L’ex collaboratore Perrella, primo camorrista a pentirsi nel 1992, aveva già raccontato al cronista in passato che al centro del sistema rifiuti c’era Manlio Cerroni, uno dei capi del grande affare, uno dei signori della ‘monnezza’ – scrive Nello Trocchia –. Perrella ricorda che la sua azienda smaltiva rifiuti a Pianura, quartiere napoletano, nella discarica di proprietà dei Di Francia e dei La Marca, ma anche a Roma. In particolare i La Marca gli dissero di andare a scaricare a Malagrotta, così risparmiava sulla benzina”. Sia rifiuti urbani che fanghi. Cerroni ha chiarito che tra fine anni Ottanta e inizio Novanta, “un comparto della discarica di Malagrotta era autorizzata, dal 1984, a ricevere anche rifiuti tossico-nocivi”.


Ascoltato dall’Espresso, anche Gaetano Vassallo, definito il ministro dei rifiuti del clan dei Casalesi, il quale ha confermato il racconto di Perrella e aggiunto particolari inediti: “Nel Lazio c'erano amici miei che tenevano le discariche come Antonio Nocera, a Guidonia, quest'ultimo portava i rifiuti ospedalieri nella mia discarica. A Roma, invece, l'avvocato Cipriano Chianese era in rapporti con il Cavaliere, il cavaliere è Manlio Cerroni”.


In conclusione, nel processo-Malagrotta, sono confluite indagini aperte “sul polo aziendale di Guidonia riconducibile a Cerroni” sottolinea Nello Trocchia. Non va escluso che il procedimento in carico al sostituto Alberto Galanti e al procuratore aggiunto Michele Prestipino abbia avuto la sua influenza nel mancato accoglimento delle richieste di "liberare" l'impianto Tmb all'Inviolata dopo il "via libera" della presidenza del Consiglio dei ministri di fine dicembre.