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Salute

La cura non ha prezzo

Il costo delle sedute di psicoanalisi modulato in base agli effetti della crisi. Una logica di mercato che è iscritta nel cuore stesso della antropologia freudiana

Domenico Fargnoli
martedì 2 luglio 2013 14:25

Mattia Moreni, Ah quel Freud, la psicoanalisi sul divano (1997)
Mattia Moreni, Ah quel Freud, la psicoanalisi sul divano (1997)

Per il Centro studi della Confindustria, abbiamo toccato il fondo: l'Italia rimane la settima potenza industriale ma la sua base produttiva è messa seriamente a rischio. Fra il 2007 e il 2012 abbiamo perso nel manifatturiero 539mila posti di lavoro. A metà del 2013 la caduta dei livelli produttivi mette in ginocchio migliaia di imprese con ripercussioni sulla mentalità e sullo stile di vita di milioni di persone. È cambiata, per effetto della recessione, la psicoterapia?

Al tempo del grande crack economico alla fine degli anni Venti l'Istituto Psicoanalitico di Berlino offriva consultazioni e terapia gratuite, per chi non aveva disponibilità. Se i pazienti possedevano una minima entrata, veniva patteggiata una cifra che variava a seconda delle risorse. Il Centro di Psicoanalisi di Milano propone da un anno un'iniziativa simile per far fronte alla congiuntura ed alle nuove forme di povertà: chi potrebbe permettersi oggi le quattro o cinque sedute alla settimana del setting classico?
La psicoanalisi, come prodotto "culturale" di lusso e di nessuna utilità terapeutica, rischia di diventare un reperto archeologico. L'apertura dei freudiani al mondo dei meno abbienti rimane comunque all'interno di una logica di mercato: il valore di una merce è determinato dalla legge della domanda e dell'offerta. Le "sedute" potrebbero essere considerate merci come altre, per cui se la domanda crolla si abbassano i prezzi, si ricorre a strategie promozionali e a offerte gratuite come nella tradizione del "marketing": Gregory Zilboorg, brillante storico della psichiatria, che, diventato freudiano negli Usa millantando di aver frequentato l'istituto Berlinese, si faceva pagare carissime persino le telefonate dei pazienti, si rivolterebbe nella tomba.
Ma al di là di clamorosi esempi di commistione fra finanza e psicoanalisi come quello di Armando Verdiglione degno allievo del suo maestro Jacques Lacan, anche lui attaccato al dio denaro, la logica del mercato è iscritta nel cuore stesso dell'antropologia freudiana che ricalca l'"Homo homini lupus" di Hobbes.
L'idea di una "introiezione" come inizio della vita psichica che Freud derivò da Sandor Ferenczi negli sviluppi successivi della psicoanalista Melanie Klein portò al pensiero di "normali" fantasticherie cannibaliche nel neonato. Quest'ultimo fin dalla nascita sarebbe attrezzato ad affrontare la spietata competizione del liberismo economico a cui dovrà far fronte da adulto, in cui il pesce grande mangia il pesce piccolo. Secondo la psicoanalisi esisterebbe un rapporto speculare fra il funzionamento dell'apparato psichico e le leggi che regolano il mercato: l'"uomo" freudiano è tout court un "Homo oeconomicus" guidato dalla razionalità e dai propri interessi egoistici.

Il tentativo di rinnovare la tradizione berlinese è quindi un escamotage che non risolve il problema di fondo della psicoanalisi destinata in origine alla ricca borghesia viennese: l'oro puro della tecnica classica non si sarebbe potuto dare in pasto ai proletari salvo, come pensava Freud, snaturarsi in pratiche di secondo livello.
«Per il momento - affermava nel 1918 - non possiamo fare nulla per i vasti strati popolari che soffrono di nevrosi estremamente gravi.le nevrosi minacciano la salute pubblica non meno della tubercolosi. Dovremo affrontare il compito di adattare la nostra tecnica alle nuove condizioni che si saranno create. Ma quale sia la forma che assumerà la psicoterapia.è sicuro che le sue componenti più efficaci e significative resteranno quelle mutate dalla psicoanalisi rigorosa e aliena da ogni partito preso».
L'Istituto di Psicoanalisi Berlinese sembrava contraddire nei suoi intenti il padre della psicoanalisi: esso fu diretto da Max Eitingon ed Ernst Simmel, socialista, molto impegnati in ambito sociale. L'elenco dei partecipanti comprendeva alcuni degli psicoanalisti più importanti di quel periodo. Una forte influenza fu anche esercitata da analisti, ideologicamente vicini al Partito Social-democratico, tra cui Helene Deutsch, Wilhelm ed Annie Reich, Erich Fromm e Siegfried Bernfeld. I limiti di questa iniziativa sono dovuti alla difficoltà di coniugare psicoanalisi e marxismo come alcuni degli autori precedenti (in particolare Fromm e Reich) hanno cercato di fare. Secondo Massimo Fagioli (cfr. Bambino, Donna e trasformazione dell'uomo, L'Asino d'Oro 2013) l'accostamento fra Marx e Freud è assolutamente impossibile: sono note le simpatie di Freud per Mussolini da lui definito «un eroe della cultura», la sua concezione della massa come una donna che vuole essere dominata da un uomo forte, condivisa non solo con Mussolini ma anche con Hitler, ed il suo viscerale anticomunismo. Nelle diverse declinazioni il freudo-marxismo ha mostrato di non essere altro che una mostruosità ideologica, che porta a sviluppi fallimentari.

La storia successiva agli anni Venti dell'Istituto berlinese è molto significativa perché indica che ci fu una sostanziale continuità fra il periodo prenazista, quello nazista ed il periodo successivo alla seconda guerra mondiale.
Agli inizi del 1933, poco dopo il consolidamento del nazismo, i lavori di Freud vennero messi all'indice, Simmel fu arrestato ed Eitingon emigrò in Palestina. Nel 1936, il locale in cui era ospitato il Policlinico psicoanalitico fu acquisito dall'Istituto Germanico per la Ricerca Psicologica e la Psicoterapia, diretto da Mattias Heinrich Goring, cugino di Hermann Goring. Mattias Goring nonostante gli anatemi del Terzo Reich, di nascosto studiava Freud. Valeva per la psicoanalisi ciò che valeva per la reazione di Wasserman per la diagnosi della sifilide: entrambe "ebraiche" erano considerate efficaci se utilizzate in soggetti ariani da parte di medici e da psicoterapeuti ariani come sostenuto nel libro di Goffrey Coks Psicoterapia nel Terzo Reich (Bollati Boringhieri 1988) Carl Jung, che da camicia bruna continuò indisturbato la sua attività durante il nazismo, si era posto seriamente il problema se l'inconscio "ariano" stabilisse un transfert nei confronti di uno "ebraico" data la diversità genetica e razziale.
Lo studio di Cocks riporta esempi e vicende che restituiscono il clima di "dissimulazione" o "nicodemismo" esercitati da psicoanalisti e psicoterapeuti sotto il regime hitleriano. Ciò consentì che, dopo il 1945 la pratica professionale psicoanalitica riprendesse senza interruzione e molti psicoterapisti e psicoanalisti che avevano esercitato sotto il Terzo Reich venissero regolarmente accolti nelle società internazionali che facevano capo a Freud, Jung ed Adler.

Oggi, affrontando il tema del rapporto fra psicoterapia, società e politica non si può ignorare che da quarant'anni Massimo Fagioli, partendo dalla teoria della nascita, fa una psicoterapia gratuita aperta a tutti, senza distinzioni di censo, senza contratto preliminare. Infrangendo così la logica del mercato: la gratuità della cura è una delle condizioni essenziali della sua riuscita. Cosa intendiamo con "gratuito"? Ciò che è fatto "senza ragione", per un movimento che non obbedisce a finalità utilitaristiche ma implica il rapporto con l'irrazionale e l'affermazione di una valore della cura che non è calcolabile o quantificabile. L'analogia è con le grandi opere artistiche che pur avendo spesso quotazioni enormi, hanno un significato universale come manifestazioni di una creatività non monetizzabile. Cezanne dipingeva per l'esigenza di dipingere come molti artisti geniali ,senza un interesse immediato di guadagno. Più in generale bisogna ricordare che, secondo il codice deontologico, l'intervento medico (compresa quindi la psicoterapia) quando sia necessario ed indispensabile, deve essere espletato indipendentemente da ogni forma di compenso.
L'Analisi collettiva è nata storicamente nell'ambito dell'Università dal rapporto di Fagioli con un gran numero di persone attratte dalla sua teoria: esse hanno creato, nell'interazione con lui, quel particolare setting di terapia di gruppo che ancor oggi viene adottato. Originariamente, nella struttura pubblica, il setting non prevedeva alcuna forma di pagamento: dal 1980 esso si svolge in uno studio privato e ciascuno è libero di contribuire o no, in base alla propria disponibilità e volontà.
L'apertura verso il sociale, che poi è un'apertura verso la politica dell'Analisi collettiva, si è realizzata spontaneamente per un movimento irrazionale: ciò costituisce un elemento di assoluta novità nel panorama storico ed internazionale.

Le sorti della psichiatria dipendono oggi dalla capacità di sviluppare modelli di psicoterapia che si ispirino all'Analisi collettiva ed alla teoria della nascita , sostenuti anche da istituzioni pubbliche. Potremmo così raggiungere un grande numero di utenti fornendo prestazioni gratuite e non riservare la cura ad un élite danarosa come ha fatto la psicoanalisi freudiana fino ad oggi a partire dalla sua penetrazione nella cultura e nella società americana. Il fallimento del freudismo negli Usa, decretato anche dai mass media a partire dagli inizi degli anni 90, ha aperto la strada al trionfo delle concezioni organicistiche, esportate anche in Europa. Queste ultime sono funzionali agli interessi economici dell'industria farmaceutica. Il vero scopo di sistemi diagnostici, come il disastroso DSMV, uscito a metà maggio 2013, è la dilatazione del mercato degli psicofarmaci a quasi tutta la popolazione "normale". L'economia uccide la psichiatria, che, perso il riferimento alla ricerca psicopatologia ed alla psicoterapia, non è più in grado di intercettare e comprendere, per non dire curare, le nuove forme di patologia mentale che emergono nelle società cosiddette postindustriali.

Articolo originale pubblicato dallo psichiatra Domenico Fargnoli sul suo sito domenicofargnoli.com




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