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Libri

Laura Boldrini e i pescatori di naufragi

La recensione di Tana de Zulueta del libro di Laura Boldrini "Tutti indietro", ripubblicata dall'Indice dei libri in occasione della sua elezione a presidente della Camera

Tana de Zulueta
venerdì 22 marzo 2013 18:05

Tutti indietro (Rizzoli, 2010) è un libro inusuale quanto la sua autrice. Laura Boldrini, da portavoce in Italia dell'Alto Commissariato Onu per i rifugiati, si è ritagliata un profilo d'eccezione nel nostro paese. In un periodo di sconquasso politico, ma anche etico, in Italia, ha saputo dare voce alle ragioni dei più deboli: i rifugiati, le vittime di regimi e di conflitti. Ha parlato di diritti e di diritto internazionale, combinando impegno e competenza con quel tanto di grazia e di emozione necessario a smuovere un'opinione pubblica sempre più incallita. Dopo oltre dieci anni nella veste di portavoce si è guadagnata l'aura più desiderata dai politici: la tanto sospirata "visibilità". Naturale, dunque, l'invito a scrivere un libro per raccontare le sue esperienze e le battaglie che l'hanno vista protagonista. Meno scontata l'autorizzazione a scrivere (confermata dallo stesso alto commissario Antonio Guterres), a dimostrazione del ruolo non più da semplice portavoce, bensì quasi da testimonial, ruolo che Boldrini ha saputo ricoprire in Italia.
Questa situazione d'eccezione ha influito sulla trama del libro. Per illuminare "l'universo sconosciuto" di quel mondo in fuga di cui si occupa, l'autrice ha voluto condividere le storie di uomini, donne e anche bambini approdati in Italia. Sono storie emblematiche, a cominciare da quella di Sayed, il ragazzo afgano partito bambino dal suo paese e approdato in Italia, dopo nove anni di viaggio, aggrappato al telaio di un camion. C'è anche la storia di Titti, una giovane eritrea, unica superstite, insieme al fratello e un amico, del naufragio di un gommone sul quale viaggiavano settantotto persone. O anche Paul, detto "tuna boy" dai suoi compagni perché era tra gli uomini salvati dalla Marina italiana dalla rete per tonni sulla quale erano appollaiati.

Da buona portavoce, però, Boldrini ha voluto andare oltre le storie personali per raccontare il lavoro, suo ma anche di altri colleghi, impegnati in teatri difficili come il Kosovo e l'Afghanistan in guerra, o in quell'avamposto della nostra nascente "fortezza Europa" che è stato l'isola di Lampedusa.
L'intento è anche pedagogico: correggere la confusione che regna quando si parla di questo mondo, con una pericolosa tendenza a fare di ogni erba un fascio, trattando tutti i migranti approdati in Italia nello stesso modo. Categorie di persone, come i rifugiati e i richiedenti asilo, che godono, come ricorda l'autrice, di diritti internazionalmente riconosciuti, bollati come "clandestini" dai media e dai politici nazionali, incuranti dell'imbarbarimento che ne consegue.
Nella sua introduzione l'autrice rivela anche la necessità di una denuncia più precisa, rivelando che ha deciso di scrivere il libro nel momento in cui il governo italiano ha messo in atto i respingimenti in mare. Una politica che consiste nell'intercettare in alto mare le fragili imbarcazioni in arrivo dalla Libia per riportare indietro, indiscriminatamente, tutti i loro passeggeri. Un capovolgimento dello spirito e della lettera delle convenzioni internazionali, che vietano esplicitamente di respingere chi cerca protezione. Il centro di Lampedusa vuoto, com'è oggi, non è una vittoria, come sottolinea, ma una sconfitta, perché la sua premessa sono i centri e le prigioni della Libia pieni di migranti privati di ogni diritto ed esposti ad abusi, nonché al pericolo di un altro respingimento, quello verso il deserto, con esito mortale quasi certo. Con un certo pudore, l'autrice parla poco di questi abusi, in particolare di quelli di cui sono vittime le donne, che pagano, come lascia intendere, un dazio terribile in termini di violenze, per avere tentato le vie di fuga che attraversano il Sahara e il Mediterraneo.

Il libro racconta di due delle più originali ed efficaci iniziative di Boldrini. La prima, il premio "Per Mare", inventato per incentivare pescatori e marinai a salvare i naufraghi abbandonati in balia del mare, una triste violazione della più antica delle leggi marinare, che può, in larga misura, essere attribuita alla riluttanza dei governi d'Europa ad accogliere chi fugge. La seconda iniziativa fu proposta ai rappresentanti dei giornalisti italiani dopo la scandalosa copertura da parte di quasi tutti i media nazionali del massacro di Erba, una strage attribuita senza esitazione al marito tunisino di una delle vittime, accusa che si rivelò poi infondata, ma che fu tranquillamente avallata sull'onda dei pregiudizi imperanti: la "Carta di Roma", un codice deontologico elaborato, come scrive l'autrice, "affinché in Italia le materie collegate al diritto di asilo e all'immigrazione siano oggetto di un'informazione corretta e completa", fu approvata nel 2007. (Il rapporto sul primo anno di monitoraggio dell'accordo, ha confermato che stereotipi e pregiudizi imperano tuttora).
Il libro, che chiude sul desolante spettacolo della caccia all'uomo contro i lavoratori immigrati negli aranceti della piana di Gioia Tauro, descrive un paese pericolosamente in bilico tra un modello di convivenza tollerante e aperto, come quello testimoniato dai sindaci di due comuni limitrofi a Gioia Tauro, Riace e Caulonia, dove l'accoglienza ai rifugiati è presa a modello in tutta Europa, e il rischio di imbarbarimento. Laura Boldrini è senza dubbio testimone dell'Italia migliore.



Tana De Zulueta, L'Indice dei libri del mese


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