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Arte e cultura

«L'arte è un cammino». Come Leonardo incontrò Qi Baishi

A Palazzo Venezia di Roma arrivano 23 opere di Wu Wieshan. Lo scultore cinese, tra i più fecondi della sua generazione, intervistato da Babylon Post

Paolo Tosatti
domenica 25 novembre 2012 00:01

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«Quando si fa arte c'è sempre un motivo. Ogni volta che mi pongo davanti a una massa di materia grezza e inizio a scolpire ho una ragione ben precisa per farlo: mostrare l'anima vitale dell'umanità». Wu Weishan è tra i più importanti scultori della nuova generazione cinese. L'essenza della sua straordinaria creazione artistica è la rappresentazione dell'individuo e delle emozioni del genere umano in una prospettiva storica che unisce, legandoli indissolubilmente, Oriente e Occidente. Eppure le parole con cui il maestro descrive il suo lavoro e la sua ricerca sono semplici ed essenziali (nel senso più aristotelico del termine) tanto quanto le sue opere: una fusione di piani, volumi, corpi e forme che genera un equilibrio sospeso tra l'abbandono delle strutture fisiologiche e la proporzione dei pesi. Nato nel Jiangsu, sulla costa cinese orientale, Wu ha conosciuto la sua maturazione artistica in seguito all'apertura della Cina negli anni Ottanta, anche grazie a una serie di soggiorni negli Stati Uniti e in Europa, durante i quali ha approfondito i suoi studi avvicinandosi a grandi maestri come Michelangelo, Giovanni Lorenzo Bernini, Marino Marini e Giacomo Manzù. Il suo stile innovativo unisce le tecniche antiche dell'espressionismo cinese, dalla scultura delle grotte all'arte popolare, dalla calligrafia alla pittura tradizionale, con il realismo e l'espressionismo moderno dell'Occidente. A partire dalla fine degli anni Novanta le sue sculture sono state esposte in Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada, Olanda, Corea del Sud, Tokyo, Hong Kong, Macao e Taiwan. L'artista è oggi presidente dell'Accademia cinese di scultura, di cui è anche fondatore, e direttore dell'Accademia di belle arti dell'Università di Nanjing.
In occasione dell'inaugurazione della sua mostra "Scolpire l'anima di una nazione", che sarà ospitata nelle sale di Palazzo Venezia fino al 16 dicembre, Babylon Post ha incontrato Wu Weishan per parlare con lui delle sue opere e della sua ricerca artistica.

Il titolo della sua esposizione racchiude quelli che sono gli elementi intorno a cui ruota da sempre la sua produzione. Come si può «scolpire l'anima di una nazione»?

Nella mia opera l'"anima", intesa come intima vitalità, della cultura ha un posto centrale. Per mostrarla, per renderla visibile, è necessario portare alla luce la sua antica essenza, utilizzando però delle forme moderne. Questo è un aspetto piuttosto sottovalutato dalla ricerca artistica contemporanea. Nella mia vita ho fatto tante sculture di uomini famosi che sono vissuti nel passato con l'intento di trasmettere al pubblico il loro spirito vitale. La nazione di cui io parlo non è una nazione specifica ma l'intera umanità. La scultura dovrebbe essere la fusione perfetta dell'essenza della cultura orientale con quella occidentale.

Le sue opere sono conosciute in tutto il mondo e sono state esposte dagli Stati Uniti al Giappone. Quando a ospitarle è stata la sede centrale delle Nazioni unite, il segretario generale Ban Ki-moon ha dichiarato, appunto: «La scultura di Wu Weishan ha rappresentato non solo l'anima della Cina, ma quella di tutta l'umanità». Si sente un artista cinese o un artista globale?

Sono un artista globale. Il fatto di essere nato in Cina ha la sua importanza, ma non si deve dimenticare che quella cinese è una parte della cultura mondiale. Una delle mie sculture raffigura Confucio. Il suo corpo internamente è vuoto, per simboleggiare il fatto che la sua anima è grande e può abbracciare tutte le culture.

Per quale motivo predilige l'uso del bronzo?

La scultura contiene al suo interno la poesia. La poesia è già lì, non sono io a collocarcela o a trasferirla. Tutte le grandi poesie nascono da sole. E lo stesso vale per le sculture. Si può dire che l'artista abbia una poesia nel cuore, che fa emergere attraverso l'arte, nel mio caso la scultura. Il bronzo è un materiale estremamente plasmabile che mi aiuta a esprime l'essenza più intima dell'umanità.

In una delle sculture presenti a Palazzo Venezia, Leonardo da Vinci "dialoga" con il grande pittore cinese Qi Baishi, vissuto quattro secoli dopo di lui. Perché ha scelto questi due personaggi?

Hanno tutti e due delle lunghe barbe. Mi piace molto. Ho sempre trovato elegante la barba lunga (ride, nda). Qi Baishi è un artista fondamentale per la cultura e la storia della Cina. E cercando un personaggio altrettanto grande ho pensato a Leonardo da Vinci. Così li ho messi insieme. Sono un buon esempio dell'essenza dello spirito dell'umanità.

In un'altra scultura Confucio chiede il dao, la via, uno dei concetti centrali della filosofia cinese, a Laozi. Confucio scritto: «Non esiste una via per la felicità, la felicità è la via». Che cos'è per lei il dao?

(A questo punto Wu Wieshan disegna un ideogramma sul foglio bianco che ha davanti, nda). L'ideogramma cinese del dao ha un lungo tratto, che rappresenta un cammino. Vivere significa appunto fare questo cammino. Quando viviamo ci dobbiamo muovere nel mondo. Per questo un vecchio detto cinese dice: "Leggi un milione di libri, ma viaggia". L'arte è un modo di muoversi, di fare un cammino. Io ad esempio ora sono arrivato in Italia. (Ride di nuovo, nda)

Paolo Tosatti



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