
di Eleonor Purring
Non solo in Italia. La ricerca sulle cellule staminali embrionali umane rischia di subire veti ideologici anche presso le istituzioni dell'Unione europea che si apprestano a varare l'VII Programma quadro di finanziamenti alla ricerca scientifica nei Paesi dell'Unione. Per scongiurare questa eventualità e in difesa di un filone di studio ancora da indagare a fondo ma, secondo il parere della comunità scientifica internazionale, dalle potenzialità enormi nel campo della medicina rigenerativa, l'associazione Luca Coscioni ha lanciato un appello e una campagna europea "per la libera ricerca sulle staminali". All'iniziativa hanno subito aderito il premio Nobel per la medicina Mario Capecchi insieme con altri dodici Nobel e oltre duecento fra i più importanti scienziati al mondo (tra i quali Elena Cattaneo e Margherita Hack). Tra i "padri" di questa campagna c'è il biologo genetista Giulio Cossu il quale dopo molti anni di ricerca al San Raffaele di Milano ora porta avanti i suoi studi all'University College di Londra. Nei mesi scorsi lo scienziato italiano ha pubblicato i risultati di un'importante lavoro che apre nuove possibilità di cura per la distrofia muscolare. Babylon Post lo ha intervistato per saperne di più e fare il punto della situazione.
Professor Cossu, qual è lo stato dell'arte nel campo della ricerca sulle embrionali in Inghilterra?
La Gran Bretagna è la patria delle staminali embrionali e attualmente gli studi si concentrano sul tentativo di capire come queste cellule regolano il loro stato "pluripotente" (cioè la capacità di dare origine a più popolazioni cellulari, in generale a tutte quelle di un tessuto, ndr) e poi scelgono di iniziare il differenziamento verso un tipo cellulare o un altro.
Da Londra come giudica la situazione italiana dove, come è noto, i bandi ministeriali escludono espressamente la ricerca sulle staminali adulte sebbene nessuna legge la vieti? L'unico modo per lavorare è legato all'impiego di linee cellulari importate dall'estero.
Qui in Inghilterra i finanziamenti pubblici sono elargiti in base alla qualità dei progetti, non all'argomento studiato. Non voglio dire che il sistema sia perfetto ma certamente noi italiani abbiamo molto da imparare. Quella italiana è una storia ormai vecchia che si ripete da circa dieci anni. Le linee con cui si può lavorare sono le prime prodotte e hanno problemi (per esempio non hanno quasi mai il giusto numero di cromosomi). Questa situazione potrebbe essere superata dall'impiego delle cellule "riprogrammate" (induced pluripotent stem cells) scoperte dal ricercatore giapponese Yamanaka nel 2006. Queste cellule sono simili alle embrionali e non derivano dall'embrione bensì da una cellula stessa del paziente. Servono ancora alcuni anni di studio per essere certi della completa equivalenza di queste due tipi cellulari e poi, come speriamo, avremo la dimostrazione che la scienza è andata più veloce dell'etica.
A fine giugno alcuni giornali in Italia hanno presentato una ricerca coordinata dal professor Vescovi, direttore dell'Irccs Casa sollievo della sofferenza di San Pio come potenzialmente risolutiva di una patologia come la Sla. Rilanciando la notizia del trapianto di cellule staminali del cervello umano nel midollo spinale di un pazienti affetto da Sla. Cosa ne pensa?
Essendo il primo studio effettuato bisogna attendere i risultati per poterne valutare efficacia e sicurezza. Non sento Angelo da un po' e non conosco i dettagli del protocollo per cui non sono in grado di esprimere un giudizio consapevole.
Quali prospettive concrete apre per la cura della distrofia muscolare la sua ricerca sulle cellule staminali indotte alla pluripotenza? In sintesi, di che si tratta?
Si tratta delle cellule di cui parlavo sopra, che abbiamo derivato da pazienti affetti da una forma di distrofia muscolare (distrofia dei cingoli 2D) in cui le cellule che isoliamo di solito (i mesoangioblasti, attualmente in fase di sperimentazione per la distrofia di Duchenne) sono molto scarse e quindi non potevamo seguire il nostro solito protocollo. Le cellule riprogrammate sono state indotte a differenziare in mesoangioblasti, geneticamente corrette con un vettore virale - un virus modificato per infettare le cellule senza fare danni - che esprime il prodotto del gene mutato (una proteina della membrana della fibra muscolare che si chiama alfa sarcoglicano). Le cellule corrette sono state poi iniettate in topi con la stessa forma di distrofia e anche immuno deficienti (così che non rigettino le cellule umane) e hanno dato origine a fibre che esprimono il sarcoglicano alfa. Questo metodo si potrà in futuro applicare anche ad altre distrofie dove il numero dei progenitori capaci di formare muscolo è ridotto per il tipo di malattia o per la sua progressione.
Qual è l'importanza della petizione lanciata dall'Associazione Coscioni e che è stata firmata anche dal Nobel per la medicina Capecchi?
La petizione è importante perché richiama l'attenzione della comunità scientifica di quei Paesi in cui questi problemi non esistono, dei pazienti, dell'opinione pubblica e - anche se improbabile - dei politici, sulla necessità di non porre paletti ideologici allo sviluppo della ricerca. Non esistono staminali buone e moralmente accettabili e staminali cattive. Esistono progetti buoni e sono quelli da finanziare, indipendentemente dal tipo cellulare che si intende utilizzare.