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Libri

L'ultima parabola

In libreria "La sesta stagione", romanzo d'esordio di Carlo Pedini in cui si narra la storia d'Italia dal 1934 al 1985, filtrandola attraverso la lunga crisi della Chiesa

venerdì 20 luglio 2012 14:29

«Ancora oggi, dopo decenni di "errori", le gerarchie vaticane proseguono quasi accecate nel loro viaggio verso il nulla, scollegandosi irrimediabilmente dal resto della società civile». Carlo Pedini, musicista, compositore e direttore d'orchestra, dopo aver pubblicato diversi saggi "musicali" è alla sua opera prima nel campo della narrativa con La sesta stagione (Cavallo di ferro). Per questo interessante debutto, che lo ha portato immediatamente nella dozzina del Premio Strega 2012, ha scelto di declinare in forma romanzata un tema oggi più che mai di scottante attualità. «In realtà - racconta l'autore a Babylon Post - l'idea di ripercorrere le tappe che oggi ci consegnano una Chiesa, specie al suo vertice, sempre più distaccata dal mondo reale, è nata una decina di anni fa sulla scia degli scandali dei preti pedofili che hanno sconvolto gli Stati Uniti».

Ne La sesta stagione si narra la storia della decadenza della comunità civile e religiosa di Civita Turrita, attraverso le esistenze di tre giovani seminaristi: il timido e ingenuo Piero Menardi (voce narrante del romanzo), vittima consacrata per espiare la colpa di uno zio ordinato sacerdote e poi divenuto ribelle, il serio e avido Ottavio Pettirossi, destinato a diventare uno dei più fervidi sostenitori dell'integralismo cattolico, e l'allegro e scapestrato Oreste Riccoboni, promesso a una brillante carriera di cantore fino a quando un incidente non lo costringe a rinunciare al suo sogno. La parabola si compie in uno spazio di quasi cinquant'anni, dal 1934 al 1985, toccando gli eventi salienti della storia del nostro paese (il fascismo e i crimini di guerra, i Patti Lateranensi, la nascita della società e dei partiti di massa, l'opposizione fra chiesa e democristiani da una parte contro socialisti e comunisti dall'altra, il Concilio Vaticano II, l'alluvione di Firenze, il sessantotto, gli anni di piombo). «Da parte della Chiesa cattolica - osserva Pedini - c'è stata un'adesione totale al sistema dei valori che era stato introdotto dal fascismo. Per cui sostanzialmente il sistema teocratico vaticano si sposava perfettamente con la dittatura. La caduta del fascismo segna la prima grande crisi interna alla Chiesa di Roma. Con il rapido avvento della democrazia c'è il tentativo non perfettamente riuscito del Concilio vaticano II di adeguarsi alla nuova società, di rimodernarsi, di capirla meglio. Questo passaggio ha lasciato insoddisfatta una parte del clero, specie quella che vive a contatto quotidiano con la società. Si è acuita così la distanza sempre più marcata tra il clero "di base" e i gerarchi della Santa sede».

Ecco dunque che lo svolgersi dei fatti locali, ancorati alla vita della piccola comunità, trova una corrispondenza puntuale nelle vicende storiche e nei grandi mutamenti accaduti a livello nazionale in quegli stessi anni. Mutamenti a cui non ci si può sottrarre: sotto i colpi della Storia e l'incidere del tempo e della modernità, anche il microcosmo apparentemente perfetto della diocesi si sfalda, trascinando con sé i destini dei tre seminaristi, del Santuario e dell'intera collettività civitese. Attorno alle tre figure centrali (Menardi, Pettirossi e Riccoboni) si muove infatti una folla intera di altri personaggi, in cui compaiono rappresentanti del mondo ecclesiastico (come Pio XII e Giovanni XXIII), politico, musicale, contadino, delle corporazioni artigianali e delle classi popolari. Il romanzo si conclude nel 1985 con il fallimento umano e personale di uno dei protagonisti che entra a far parte delle Brigate rosse. Solo per un caso, spiega l'autore, coincide con l'anno in cui il governo Craxi ha rinnovato il Concordato del 1929. Comunque sia, in questi 30 anni nulla, in meglio, è cambiato. Da un lato la Chiesa si è allontanata ancora di più dal suo "popolo", arricchendosi in maniera spropositata grazie al pallino per gli affari dello Ior, di Propaganda fide e di congregazioni varie, e campando di rendita, almeno in Italia, con i sei miliardi di euro l'anno che fuoriescono dalle tasche dei contribuenti. Dall'altro lo Stato, sempre più complice di questa surreale situazione, per cui a fronte di una crisi economica devastante non ci pensa proprio a eliminare i privilegi ingiustificati di cui godono gli appartenenti al clero cattolico. In mezzo i cittadini e la base del clero, con quest'ultima in profonda crisi di credibilità dopo le vicende di pedofilia che sono emerse anche al di qua dell'Atlantico negli ultimi due anni. Pedini, c'è materiale in abbondanza per un suo nuovo romanzo. «Direi di no - risponde -. Dal 1985 a oggi in un certo senso non è accaduto nulla di nuovo da raccontare. Le radici del declino rimangono le stesse, in assenza di una svolta il destino della Chiesa è segnato».



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