
C'è un aspetto che accomuna le donne: la loro estensione, ossia la capacità di appartenere contemporaneamente a tanti mondi, di svolgere ruoli diversi in una stessa unica vita, in uno stesso unico giorno. Questa sorta di ubiquità psicofisica della donna è ciò che più mette in crisi gli uomini e le culture dominanti, per lo più fondate su criteri patriarcali. È quella stessa ubiquità che permette alla donna di trasformare il dolore in forza per difendere la propria vita e quella di tutti. Infatti, l'elaborazione del dolore nelle donne si compie unicamente attraverso l'accrescimento del sentimento di vita che si traduce, poi, in una grande pulsione morale. Che cosa cerca la donna, soprattutto la donna che si esprime? Da questa e altre domande prende le mosse il prossimo numero di Lettera internazionale, tra pochi giorni in libreria. Le risposte sono diverse così come diversa è l'origine dei numerosi testi e dei contributi, da un punto di vista geografico, temporale e stilistico. Prima di tutto la donna cerca la condivisione con altre donne, che è il passaggio fondamentale per far sì che la crescita individuale e collettiva delle donne si inneschi «per scrivere la preistoria dei futuri possibili» che, come dice Rosi Braidotti, richiedono esercizio della narrazione e della memoria.
Narrazione per rappresentare ciò che nel regime simbolico maschile è irrappresentabile, e che permette di passare dal ricordo dell'esperienza personale alla dimensione più larga della memoria condivisa, che è quella che dà lo slancio verso il futuro, verso l'autodeterminazione. Insomma, alla base del percorso ubiquo di tante donne c'è un dato fondamentale di cui esse non sempre sono consapevoli: la trasformazione delle proprie radici in rizomi. Dice Édouard Glissant che «la nozione di rizoma mantiene l'idea del radicamento, rifiutando però quella di radice totalitaria». Al centro di questa visione del mondo, c'è la forza che viene dall'essere nomade, cioè la capacità di portarsi dietro le proprie radici aeree, la capacità di essere in un mondo, ma anche in un altro e in un altro ancora. Completano il numero 112 di Lettera internazionale i saggi di Rita El Khayat, Manuela Dviri,Vénus Khoury-Ghata, Gloria Anzaldúa solo per citarne alcune.
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