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Libri

Ucronia d'un delitto

Intorno a un omicidio realmente accaduto, nella nebbia insidiosa del mondo della provincia, si muovono i personaggi del romanzo di Massimo D'orzi, Tempo imperfetto

Federico Romagnoli
sabato 29 ottobre 2016 17:54

Massimo D'orzi presenta un romanzo polifonico a più voci, fedele all'idea di "molteplicità" esplicata da Italo Calvino ne le Lezioni Americane. Tempo imperfetto (L'Asino d'oro edizioni) richiama effettivamente il Pasticciaccio di Gadda (magari depotenziato a livello formale) rimanendo avvolto nel gomitolo inestricabile dell'esistenza. D'orzi gioca a scacchi con il lettore inserendo le voci dei protagonisti con apparente casualità, e provocando lo straniamento del lettore; innesta insomma l'elemento perturbante proprio del tempo imperfetto e lo fa in quarantadue mosse rappresentate da quarantadue brevi capitoli, quasi racconti autonomi che lasciano, appunto, in scacco il lettore davanti alla non-soluzione. Capitoli (e mosse) scomponibili, tanto da fare de Il tempo imperfetto una sorta di iperromanzo alla Cortàzar, leggibile per esempio a partire dal capitolo ventotto piuttosto che dal trentotto, dove i monologhi interiori dei due personaggi principali (Isabel e Ducassi, assassina e improbabile cronista di nera) aprono al mondo ucronico d'una storia maledettamente reale, eppure originale e assolutamente letteraria.

Proprio il nome di Isidoro Ducassi, il cronista di nera inviato a cercare lo scoop sul luogo del delitto e voce narrante principale del romanzo, si ispira chiaramente a Isidore Ducasse, alias Conte di Lautrémont, autore della suggestiva e oscura raccolta di poesie I canti di Maldoror, quasi a prendere in "prestito" l'eredità di un artista maledetto dotato di una visione immaginifica e romanticamente satanica (che pervade l'intero romanzo) nonché ispiratore del movimento surrealista. E surrealiste sono alcune pause del romanzo di Massimo D'orzi, dove il tempo, sempre più imperfetto e rarefatto, fa da cornice ai dialoghi serrati e talvolta ironici da sceneggiatura ben costruita, che lasciano però spazio a uno spiraglio di luce nell'ultimo capitolo (l'unico da leggersi al suo posto!), dove la favola nera apre a un apparente lieto fine, dove c'è spazio, all'interno del gioco di scatole e scacchi messo in scena dell'autore, anche per l'amore: "un tempo imperfetto avrebbe fornito un alibi al nostro amore".

Federico Romagnoli