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Tempo liberato

Nessuno può tenere Baby in un angolo

Un noir che inchioda lo spettatore fino all'ultima scena. Dopo l'anteprima al Festival Short Theatre lo spettacolo di Simone Amendola e Valerio Malorni si muove verso Caserta.

Daniela Ceselli
lunedì 26 settembre 2016 19:16

Il brillante sodalizio Amendola/Malorni, dopo il riuscito lavoro L'uomo nel diluvio (vincitore premio In-Box) - che ha toccato i più importanti teatri di Italia e si appresta ad affrontare il pubblico all'estero - conferma le sue doti di creatività e coerenza con quest'ultimo lavoro Nessuno può tenere Baby in un angolo. Presentato in anteprima all'interno della rassegna Festival Short Theatre, che si è svolta a La Pelanda a Testaccio - spazio cittadino della Capitale che meriterebbe maggiore visibilità e continuità sperimentale - rappresenta un tipo di spettacolo originale e rigoroso nella sua ferma tessitura, per molti versi imperdibile nell'ambito della scena romana abbastanza torpida e conformista.

La scrittura è un congegno drammaturgico dai tempi serrati e la progressione incalzante, che agisce dentro il genere noir, ma è affollato di inquietudini esistenziali, immaginario popolare, spunti surreali, strappi comici e stoccate critiche. Malorni lo porta in scena da grande atleta del cuore, con un'energia, che riesce a sfiorare il limite estremo e precipitare convulsamente dentro sospensioni lunari, dribblando tra sentimenti opposti ed emozioni contrastanti in un corpo a corpo avvincente tra attore e pubblico. Rabbia e lucida consapevolezza, tenerezza e rancore, solitudine e delirio, colpevolezza e innocenza si alternano con affilata varietà ritmica di toni e registri.

I temi - l'amore, le donne, il lavoro, la società multietnica, la morte - intercettano la contemporaneità dentro una scena minimale, che somiglia a un'aula di tribunale o un ufficio di polizia, ma è anche arena gremita di ostacoli, spazio mentale saturato dai ricordi, luogo del sogno mai vissuto, posto pubblico dove sembra impensabile immaginare l'amore, ring bagnato di sudore, in cui si ignora chi si sia l'avversario fino all'ultima ripresa. La scelta di una discorsività slegata, convulsa, stremata dalla fatica della ragionevolezza, polverizzata dall'inquietudine e dalla paura, frequentata da citazioni televisive e cinematografiche, interdetta dal dolore per tutto quello che poteva essere e non è stato, è un pregio che sembra legare questo lavoro all'esperienza teatrale novecentesca di grandi autori come Thomas Bernhard o David Mamet, ma, al di là di ogni plausibile o possibile riferimento, è soprattutto qualcosa che avvince e inchioda fino all'ultimo respiro.

Daniela Ceselli

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Nessuno può tenere Baby in un angolo: scritto da Simone Amendola con la collaborazione di Sandro Torella; regia di S. Amendola e Valerio Malorni; interpretato da V. Malorni; produzione Blue Desk.
Lo spettacolo sarà al Teatro Civico 14 di Caserta il 15 e 16 ottobre 2016. A Roma tornerà nell'aprile del 2017 per tre serate a Carrozzerie not.
Info e orari tournée: www.bluedesk.it