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Tempo liberato

Arte per disegnare utopie

La più celebre opera di Tommaso Moro compie 500 anni. Al via a Roma la V edizione del festival internazionale Per Appiam che rende omaggio al grande umanista inglese

Giulio Rellini Lerz
sabato 9 luglio 2016 07:42

Un'opera di Romina Farris
Un'opera di Romina Farris

Idee, parole, immagini, suoni come punte di matite o di pennelli, per disegnare insieme una nuova utopia, per raccontarla e realizzarla. A 500 anni dalla pubblicazione del Libellus vere aureus, nec minus salutaris quam festivus de optimo rei publicae statu, deque nova insula Utopia, come è intitolata in latino la più famosa opera di Tommaso Moro, l'associazione Ipazia Immaginepensiero Onlus rende omaggio al grande umanista inglese scegliendo per la V edizione del festival internazionale d'arte Per Appiam un tema che richiama la sua opera e il suo pensiero. "Disegnare l'utopia" è appunto il titolo scelto quest'anno per l'ormai consueta rassegna che si inaugura oggi, venerdì 9, e che fino al 25 settembre sarà ospitata negli spazi dell'Ex Cartiera Latina all'interno del Parco Regionale dell'Appia Antica. Un evento curato dall'artista Roberta Pugno e patrocinato dal Comune di Roma, che coinvolgerà pittori, scultori, musicisti e fotografi, protagonisti di un ampio e articolato programma di esposizioni, concerti e incontri.

"Abbiamo 'rubato' il titolo a Tommaso Moro per proporre un discorso sulla possibilità di pensare e fare cose ritenute impossibili - spiega Antonio di Micco, presidente dell'Associazione Ipazia Immaginepensiero -. Parliamo di una ricerca sulla bellezza e sull'esigenza di ciascuno di noi di realizzare la propria identità umana, ricerca che trova qui, ancora una volta, la sua espressione nella forma collettiva. A un mondo omologato e spesso rassegnato contrapponiamo una visione, un'utopia appunto, in cui originalità personale e crescita collettiva possano stare insieme e interagire".

Durante l'intero periodo del festival nella Sala Nagasawa dell'ex Cartiera Latina saranno esposte le opere di pittura di Romina Farris, con la sua densa materia e l'affiorare gioioso di segni primitivi e tribali; Franco Onali, di cui sono presenti alcune tele del periodo 1993-1999; Stefania Panelli, con il suo stile vibrante informale da cui emergono preziosi frammenti di realtà; Armando Pelliccioni, che prosegue la sua ricerca pittorica sul misterioso rapporto tra arte e scienza; Roberta Pugno, con la sua sfida "impossibile" di dare materia, colore e forma alle realtà umane invisibili; Emilano Serafini, che propone gli ultimi lavori su colore, segno e in particolare sulla linea; Laura Tondi, con le sue raffinate e poetiche stratificazioni di colore alla ricerca del non cosciente. Accanto a questi sarà possibile ammirare i lavori di scultura di Paolo Camiz, definito dallo storico dell'arte Claudio Strinati "mente agile e profonda supportata dalla mano infallibile dello scienziato"; Maurizio Gaudenzi, con la sua ricerca sulla linea e sul rapporto tra questa e le distese di colore; Roberto Marino, che esporrà alcune tra le sue più recenti sculture sia all'interno che all'aperto. Spazio anche alla fotografia con gli scatti di Francesco Gentile, che presenta alcuni emozionanti immagini della baraccopoli di Castel Romano, e Stefano Giorgi, con le sue elaborazioni di ideogrammi cinesi trasformati in forme di danza. Sono presenti inoltre opere in ceramica di Laura Testa, che ispirandosi alle immagini degli scavi archeologici propone intense presenze d'arte, e Antonio Taschini, con i suoi caftani, le sue navi e le sue splendide città sospese. Anche quest'anno saranno esposti oggetti in mosaico e vetro prodotti dagli ospiti del laboratorio Aletheia del centro diurno Arvalia di Roma.

Tra gli eventi collaterali alla mostra, sabato 17 settembre è in programma l'incontro "Quando l'utopia diventa realtà. Il laboratorio Latina", un momento di confronto con il sindaco della cittadina laziale Damiano Coletta e con i protagonisti del nuovo corso cittadino della cultura, della politica e dell'arte, tra cui Fabio D'Achille, direttore del Madxi, Museo d'arte diffusa.

Giulio Rellini Lerz