Informativa

Per migliorare il nostro servizio, la tua esperienza di navigazione e la fruizione pubblicitaria questo sito web utilizza i cookie (proprietari e di terze parti). Per maggiori informazioni (ad esempio su come disabilitarli) leggi la nostra Cookies Policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

OK X
Globalist:
stop
 
Connetti
Utente:

Password:



Arte e cultura

La silenziosa solitudine di Laura Tondi

A Roma, fino all'8 luglio, la prima personale dell'artista nella Capitale. Alla libreria Odradek

Giulio Rellini Lerz
domenica 3 luglio 2016 13:38

"Isole vaganti nel tramonto della città" (particolare)

«Spesso comincio da un segno, da un'idea o un accordo di colori che mi vengono in mente, magari per un filo di pensiero o un'immagine che ho visto o una storia che ho sentito». È un approccio complesso quello che il pennello di Laura Tondi ha con le tele che raccolgono la sua arte. Le tecniche utilizzate sono le più varie, dall'olio al pastello, fino all'acrilico, in una ricerca che ha preso le mosse dalle opere di Klee, Matisse, Afro e Burri per poi divenire sempre più autonoma e personale. La scelta dei titoli, di forte evocazione letteraria, invita a una lettura delle immagini accompagnata dalla parola "sonorità", perché l'osservatore viene portato in quella dimensione rarefatta e densa propria della musica e della poesia.
La prima personale dell'artista a Roma è intitolata "Una silenziosa solitudine" ed è visitabile fino all'8 luglio negli spazi della storica libreria Odradek, dove sono ospitati una serie di lavori pittorici che coprono il periodo dal 2013 al 2016.

«Ci sono dei lavori che si fanno da soli, li comincio e in poco tempo, a volte ore, sono finiti e non c'è più niente da fare, come ad esempio 'Tempo sospeso' - spiega Tondi parlando dei suoi quadri -. Altri partono con calma, hanno una architettura generale ma poi durano magari mesi, alla fine non c'è più niente della stesura originale, ci sono moltissimi strati e a volte smetto per 'disperazione', potrebbero essere infiniti, è come se continuassero a crescere. È il caso di 'Manuale per naufraghi' o 'Isole vaganti nel tramonto della città'. Altri stanno fermi per mesi, apparentemente finiti, poi un giorno li guardo ed è come se sopra ci vedessi forme e colori da mettere e li metto, cosa che è accaduta con 'Mi avvolgo in questa notte di buio e pezzi d'oro'. Non costruisco una composizione specifica, ci sono forme che poi chiamano altre forme per armonia, o per contrasto e c'è un momento in cui il quadro è finito, non c'è più niente che sia possibile fare. A volte preparo un fondo, ad esempio per 'Solitudine silenziosa' ero certa che volevo mettere molto bianco, ma il bianco di titanio, parlo di olio, è freddo, rigido. Allora ho messo un fondo omogeneo rosa e il bianco è venuto come volevo».
Il risultato è un lavoro che arriva in profondità grazie alla capacità di Laura Tondi di rappresentare l'invisibile e la realtà non cosciente.

Giulio Rellini Lerz