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Arte e cultura

Anomalie in versi di un giovane poeta

Esce in libreria per Terre Sommerse la prima raccolta di versi dell'esordiente Francesco De Luca. Un viaggio tra le parole e la loro musicalità vissuto di slancio

Paolo Tosatti
giovedì 14 aprile 2016 11:44

Irregolarità, difformità dagli schemi, distacco dalle strutture che si considerano normali. Versi che nascono per essere anomali, che con caparbia tenacia provano ad allontanarsi dall'abusata realtà che ci circonda e che trascinano il lettore in uno spazio e in un tempo altri. Anomalie, prima raccolta di poesie dell'esordiente Francesco De Luca, pubblicata per i tipi Terre Sommerse (134 pp., 15.00 euro), è un'opera interessante che mostra come ancora oggi nel nostro Paese ci sia spazio per progetti coraggiosi che hanno al centro quella che i greci chiamavano poiesis, e che aveva lo sconfinato e vertiginoso senso di "creazione".

Nella breve prefazione l'autore presenta questa raccolta di componimenti scritti nel biennio 1998-1999 da un giovane appena ventenne, animato da quello che Schiller definiva lyrische Stimmung, lo stato d'animo poetico. Termine con cui il maestro tedesco indicava quella particolare predisposizione d'animo che considerava conditio sine qua non per qualsiasi processo creativo. De Luca parla del tentativo di "rincorrere una poesia libera", di un "susseguirsi di visioni, amori spezzati, rimandi ancestrali, mostri notturni, dolori e fantasia", di "una tensione, una rottura, uno strappo dell'anima", contenuti in versi dati alle stampe a più di 25 anni dalla composizione, in un'epoca completamente differente e lontana. Troppe parole, ci sembra, per cercare di descrivere in modo razionale un'opera che tende invece nella direzione diametralmente opposta, e che si regge su uno slancio giovanile e spontaneo. Senza troppo curarsi delle regole e delle categorie tradizionali della metrica e della compostezza formale, i componimenti hanno come punto di arrivo la fusione di versi, pensieri, immagini e musicalità delle parole, in un vortice che ha a tratti qualcosa di onirico e allotrio rispetto a quello che ognuno di noi ha dentro e fuori di sé.
Certamente il decennale soggiorno in Cina ha influenzando profondamente la concezione che De Luca ha della realtà e della vita, che nei versi si intuisce taoisticamente intesa come un flusso, una via. Forse un percorso. In cui l'autore, penna alla mano, si getta a testa bassa, sicuramente con tanta inconsapevolezza, con inciampi e capriole, sbattendo talvolta su rime facili o versi a effetto, ma sempre riuscendo a gettare il cuore oltre l'ostacolo e a emozionare il lettore.

Paolo Tosatti