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Arte e cultura

Nuova letteratura italiana: è febbre under 40

Nasce L'età della febbre, raccolta curata per Minimum Fax da Christian Raimo e Alessandro Gazoia. Con noir esistenziali, racconti brucianti e fantascienza in formato graphic novel.

Simona Maggiorelli
sabato 13 giugno 2015 20:48

Undici autori under 40 raccontano il presente nella nuova raccolta L'età della febbre (Minimum Fax). Con linguaggi diversi, che vanno dal noir psicologico, al graphic novel, alla narrazione più intima e personale. Fra loro troviamo nomi di autori già affermati e meno, legati da un filo di inquietudine e da una ricerca che è più forte della precarietà che molti di questi racconti indirettamente o direttamente raccontano. Molti degli autori che formano questo cangiante mosaico di stili e di modi di raccontare sono già autori affermati e maturi, pensiamo per esempio a Chiara Valerio, a Paolo Sortino, a Rossella Milone e ad Antonella Lattanzi, ma anche a Vanni Santoni e a Vincenzo Latronico. Accanto a loro incontriamo Claudia Durastanti, Emanuela Carbé, Violetta Bellocchio, l'illustratore Manuele Flor e forse l'unico vero esordiente del gruppo, Giuseppe Zucco. Per conoscere più da vicino la genesi di questo libro che promette di bissare il successo della precedente raccolta di Minimum Fax curata da Nicola Lagioia, Babylon Post ha rivolto qualche domanda ai due curatori: Alessandro Gazoia e Christian Raimo.

Che cosa è cambiato dal precedente volume La qualità dell'aria, che lanciò autori come Tommaso Pincio, Valeria Parrella e molti altri?
Questo mi piacerebbe che fosse il lettore a dirlo. Io posso avere una mia idea da lettore privilegiato, ossia da chi ha scelto gli autori, ma poi - prima di tutto - si è lasciato sorprendere da quei testi. Le differenze che saltano all'occhio sono ovviamente moltissime. Ma se dovessi cogliere una tendenza generale è quella di una specie di solitudine che si respira nell'Età della febbre che non c'era ne La qualità dell'aria. È come se gli undici autori nuovi non sentissero un senso d'appartenenza né a un territorio, né a un tempo. E che da questa esperienza singolare, facessero uscire la loro voce.

Gli autori che avete selezionato per L'età della febbre hanno personalità diversissime, quali sono i fili rossi che attraversano questa raccolta?
All'inizio erano solo ipotesi di fili rossi. Abbiamo scelto questo gruppo di autori, appunto di personalità diversissime, senza cercare e senza richiedere alcuna unità superiore, fosse essa tematica, stilistica, linguistica; li abbiamo scelti solo perché ci piacevano molto e li ritenevano scrittori importanti e rappresentativi (anche della loro «generazione», se vogliamo usare questa parola impegnativa). Insomma abbiamo lasciato grande libertà a ogni autore, giusto dando qualche indicazione generalissima. E con stupore e gioia, una volta raccolti tutti i testi, abbiamo visto che la "febbre" non era solo un titolo efficace nelle nostre teste; "febbre" è poi termine abbastanza ampio nell'interpretazione da garantirci la copertura di uno spettro ampio di scritture e sentimenti.

Immagino che per arrivare a questo risultato finale abbiate vagliato un ampio numero di racconti. Qual è lo stato di salute della nuova letteratura italiana?
Abbiamo letto moltissimi romanzi e raccolte di racconti. Abbiamo scelto gli autori, non i racconti. E sì, è stato difficilissimo. La letteratura italiana è in ottima salute. E questa raccolta potrà non piacere, ma credo sia impossibile non riconoscere una maturità, una professionalità, una padronanza dello stile a questi undici.

Nell'età della febbre avete incluso anche il graphic novel di Manuele Fior. La scelta è legata al talento di Fior o più in generale volevate riconoscere piena cittadinanza letteraria a questo genere fatto di parole e immagini?
Il fumetto in generale e Manuele Fior in particolare non hanno bisogno di alcuna «legittimazione artistica», tanto meno da parte nostra (e la stessa categoria di «graphic novel», nata appunto come nobilitazione letteraria, oggi spesso è paradossalmente limitante). Amiamo le storie e i disegni di Manuele, e gli abbiamo chiesto se voleva comparire nell'antologia, molto semplicemente. Lui ha accettato e ci ha pure dato una copertina perfetta.

Nella prefazione dite di esservi ispirati alle raccolte di una rivista cult come Granta. In Italia i nuovi autori faticano di più a farsi riconoscere? La vostra raccolta mette insieme nomi già noti e altri meno, qual è stato il criterio di scelta?
I più bravi, vorremmo dire. Ma anche quelli che essendo i più bravi fossero più distanti dai nostri gusti. Non volevamo fare una raccolta di racconti che assomigliasse ai nostri gusti. Per questo abbiamo deciso di curarla a quattro mani, in modo che su ogni nome ci fosse una discussione che ci aiutasse a rendere consapevole anche a noi stessi cos'è che ci piaceva e cosa no di quella certa pagina, di quell'aggettivo eccetera. Poi certo abbiamo cercato tra gli editori che in questi anni sono stati più attenti alla narrativa italiana - avendo escluso come regola autori che avessero già pubblicato per Minimum fax, quest'antologia è anche il riconoscimento alla qualità di altri editori. Per fare buona letteratura, non serve una feroce competizione commerciale, ma spesso serve una sinergia, o almeno un mutuo riconoscimento.

Simona Maggiorelli



NUOVA LETTERATURA ITALIANA, link agli articoli della Rubrica di Simona Maggiorelli: