Informativa

Per migliorare il nostro servizio, la tua esperienza di navigazione e la fruizione pubblicitaria questo sito web utilizza i cookie (proprietari e di terze parti). Per maggiori informazioni (ad esempio su come disabilitarli) leggi la nostra Cookies Policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

OK X
Globalist:
stop
 
Connetti
Utente:

Password:



Arte e cultura

Federica La Paglia: Arte in crisi, più dialogo tra istituzioni ed esperti

Come dare nuovo impulso alla valorizzazione del patrimonio artistico italiano? La critica d'arte Federica La Paglia risponde al quesito di Alessio Ancillai.

Lo Stato dell'Arte
giovedì 9 ottobre 2014 17:25

Claire Fontaine, Dignity before bread (2011, Macro Testaccio Roma); in apertura Arcangelo Sassolino, Senza titolo - risma di carta pressata a 1000 tonnellate  (2011, Macro Testaccio Roma)
Claire Fontaine, Dignity before bread (2011, Macro Testaccio Roma); in apertura Arcangelo Sassolino, Senza titolo - risma di carta pressata a 1000 tonnellate (2011, Macro Testaccio Roma)

Dalla introduzione di Alessio Ancillai: ....Se avesse in mano le chiavi del ministero dei Beni culturali o di un assessorato o di una soprintendenza e se le dicessero che la rinascita del Paese o della sua città dipende dall'Arte e dalla capacità di tutelare e far emergere il talento dei nostri artisti contemporanei, da dove inizierebbe a intervenire? Ed in particolare, per risolvere il "caso clinico" di Roma cosa proporrebbe?

FEDERICA LA PAGLIA Lo sappiamo, uno dei problemi del nostro Paese è la competenza degli amministratori. Le logiche che guidano certe nomine spesso non rispondono ai criteri di professionalità riconosciuta. Quello che mi fa ben sperare è che, dopo molto attendere, all'Assessorato alla Cultura di Roma sia stata nominata Giovanna Marinelli, la quale negli anni ha dimostrato capacità di gestione e conoscenza del mondo della cultura romana.
Mi pare troppo semplicistico dirti "io farei così o così", per poter rispondere dovrei innanzitutto conoscere lo stato dei lavori del Ministero o dell'Assessorato, oltre alla contabilità. Allo stato attuale direi che ascoltare i professionisti del mestiere, e uscire dal palazzo per incontrare gli addetti ai lavori, sia il primo e fondamentale passo per capire le esigenze e le potenzialità dell'Italia e di Roma.

Soffermandoci sulla tragica situazione capitolina, inizierei col riflettere sul fatto che l'ultimo bando per progetti nei Municipi - lanciato a settembre dall'Assessorato alla Cultura - lascia emergere che fondi ve ne siano. Nello specifico, mi rammarico che - come al solito - vengano considerati come interlocutori fattivi del Comune soltanto onlus e associazioni. In altri Paesi, anche il singolo che dimostri di essere competente, professionale e giuridicamente capace di gestire dei fondi, può partecipare ai bandi pubblici. Dunque, l'apertura al dialogo con il cittadino e l'operatore culturale sarebbe già un buon passo da fare. Non ritengo che l'associazionismo sia l'unica possibile garanzia per la pubblica amministrazione.

Un altro elemento che sarebbe da modificare, nell'approccio alla gestione e progettazione, sono le norme che regolano l'accesso dei privati al finanziamento di progetti pubblici. Allo stato attuale, la farraginosità del sistema e le norme percentualistiche che disciplinano la partecipazione di uno sponsor ai progetti comunali si traducono, troppo spesso, nell'impossibilità della pubblica amministrazione di accettare sponsorizzazioni. Credo vi sia necessità di superare l'idea che il privato sia solo condizionante e riflettere sul fatto che spesso il pubblico lo è altrettanto e forse di più (in riferimento alla proposta culturale e ai particolarismi del caso).

Le relazioni col privato e la sua posizione come finanziatore vanno regolate su basi di chiarezza e trasparenza, senza prevaricazioni di alcun genere, come accade altrove nel mondo.
Ritengo, quindi, che siano molti gli aspetti da riconsiderare insieme e talvolta prima della specifica questione della visibilità degli artisti. Credo vadano risolti dei problemi gestionali e riconsiderate alcune norme di riferimento. Questo sarebbe, a mio avviso, un passo fondamentale verso una maggiore tutela e promozione dell'arte, o meglio della cultura in generale.

Federica La Paglia, critica d'arte e curatrice indipendente