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Arte e cultura

Giorgio de Finis: La sostenibile leggerezza dell'arte

Come dare nuovo impulso alla valorizzazione del patrimonio artistico italiano? L'ideatore e curatore del MAAM di Roma, Giorgio de Finis, risponde al quesito di Alessio Ancillai.

Lo Stato dell'Arte
mercoledì 8 ottobre 2014 13:32

In apertura, veduta del MAAM, il Telescopio di Gian Maria Tosatti e il murales di HOGRE; il Razzo del MAAM (foto di Luca Ventura)
In apertura, veduta del MAAM, il Telescopio di Gian Maria Tosatti e il murales di HOGRE; il Razzo del MAAM (foto di Luca Ventura)

Dalla introduzione di Alessio Ancillai: ....Se avesse in mano le chiavi del ministero dei Beni culturali o di un assessorato o di una soprintendenza e se le dicessero che la rinascita del Paese o della sua città dipende dall'Arte e dalla capacità di tutelare e far emergere il talento dei nostri artisti contemporanei, da dove inizierebbe a intervenire? Ed in particolare, per risolvere il "caso clinico" di Roma cosa proporrebbe?

GIORGIO DE FINIS È una cosa che farebbe sorridere, se non ci fosse da piangere (con questo incipit mi unisco senza indugio al coro, accogliendo lo spirito da cahiers de doléances che questo intervento in qualche modo ci si aspetta abbracci) pensare che visto che la città "soffre" la si possa affidare alle amorevoli cure di un "medico". Era successo, se non ricordo male anche a Taranto, di eleggere un sindaco dottore, ma lì magari la speranza era che, da "specialista", fermasse le ciminiere dell'Ilva e la loro giornaliera elargizione di diossina. Taranto soffriva di una vera emergenza sanitaria; un primo cittadino che avesse sottoscritto il giuramento di Ippocrate a qualcuno poteva non sembrare un'idea tanto peregrina. È un tema che forse meriterebbe una riflessione più approfondita, ma in questa sede è sufficiente dire che a Roma il sindaco-medico ha avuto come innegabile risultato quello di farci diventare se non malati, almeno tutti "pazienti". E veniamo alla proposta "fantascientifica" dell'inchiesta di Ancillai, quella introdotta dal "Se...".

Ancillai ci invita a spiccare un liberatorio volo pindarico liberandoci per un momento, lui, come Atlante con cui condivide la A di Arte, dalla zavorra del reale. Grazie Alessio. Come sai condivido. Credo che sia venuto il momento di reincantare il mondo. Con la caduta del muro in molti abbiamo creduto nell'avvento di un futuro senza barriere. Era la maschera rassicurante della globalizzazione che invece non fa che esasperare le differenze e moltiplicare le diseguaglianze, alimentando una guerra spietata tra ricchi e poveri e trasformando le nostre città luoghi sempre più inospitali. Nel 2007 ho passato alcuni mesi a Mumbai, la capitale economica della terza potenza economica del mondo. Sedici milioni di abitanti di cui 11 milioni vivono negli slum. Tornato a Roma ho scoperto con gli amici Stalker l'emergenza abitativa, i campi rom, il disagio delle periferie. Per questo abbiamo pensato nel 2011, l'anno della crisi, di lasciare il pianeta e partire alla volta della Luna, un luogo che i trattati internazionali indicano ancora come bene di tutti, dove è vietato l'uso delle armi e bandita la proprietà privata. Ecco a cosa serve liberarsi della zavorra: poter guardare la Terra dalla Luna, prendere le distanze da un sistema che anche se si vota all'autodistruzione si considera la sola via percorribile. E per il quale la zavorra sei tu!

Il fatto di essere governati da politici, amministratori, funzionari incompetenti dovrebbe farci riflettere. Tutti sbagliati? Questo non è statisticamente credibile. E se fossero giusti, invece? Giusti per svolgere il triste compito di seppellire quel che resta di Cultura Arte e Bellezza. In un mondo in cui contano solo le cifre, la politica si fa coi numeri dei sondaggi, i programmi tv si decidono con lo share, la qualità dell'offerta culturale si valuta con la quantità di biglietti venduti. e in cima a tutti i numeri (i soli veri) dei libri contabili di banche e multinazionali. Le attività in perdita si "amputano" (e qui forse il chirurgo torna utile). Ma come possono essere "sostenibili" (parola gentile mutuata dall'ecologia ma oggi al servizio del profitto) la scuola, l'università, la ricerca, le cure mediche? Per le prime occorrono anni prima di vederne un qualche profitto, per le seconde gli anni sono la prova che si stanno buttando via i soldi! Non si tratta di prendere le chiavi di un ministero o un assessorato, ma di immaginare nuove regole della società civile. Con le regole del sistema attuale il Macro muore. Se si lavorasse con lo spirito del MAAM (museo dell'Altro e dell'Altrove di Metropoliz, ndr) sarebbe aperto h24 e godrebbe di ottima salute. Ma sarebbe il museo di tutti! E forse questo è possibile solo sulla Luna.

Giorgio de Finis, antropologo, curatore indipendente, ideatore e curatore del MAAM