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Arte e cultura

M. Monaci: Roma, Zetema e la Cultura, un decennio vissuto pericolosamente

Come dare nuovo impulso alla valorizzazione del patrimonio artistico italiano? Il direttore del teatro Eliseo, Massimo Monaci, risponde al quesito di Alessio Ancillai.

Lo Stato dell'Arte
venerdì 5 settembre 2014 22:03

Alfredo Pirri, Passi (2011) - Antonio Allegretti, Eva dopo il peccato (1881) , Galleria nazionale d'arte moderna, Roma
Alfredo Pirri, Passi (2011) - Antonio Allegretti, Eva dopo il peccato (1881) , Galleria nazionale d'arte moderna, Roma

Dalla introduzione di Alessio Ancillai: ....Se avesse in mano le chiavi del ministero dei Beni culturali o di un assessorato o di una soprintendenza e se le dicessero che la rinascita del Paese o della sua città dipende dall'Arte e dalla capacità di tutelare e far emergere il talento dei nostri artisti contemporanei, da dove inizierebbe a intervenire? Ed in particolare, per risolvere il "caso clinico" di Roma cosa proporrebbe?

MASSIMO MONACI
La domanda è la più complessa che si possa immaginare non solo perché richiede grande sforzo creativo, ma soprattutto perché bisogna capire da che punto si parte. E il punto è che Roma parte da una situazione attuale che è il frutto di un decennio in cui la politica culturale è stata prima strumento di visibilità politica - modalità che ha avuto pregi e difetti: il pregio principale è che ha dato il senso di una città che poneva la Cultura come centro, il difetto principale è che era un centro posato su piedi di argilla, molto poco radicato sul territorio e con una visione strutturale miope -, poi è finita ai margini dell'interesse e in una necessità di ridimensionamento del bilancio è stata tra le prime a farne le spese. A questo aggiungiamo che in entrambe le modalità, purtroppo, ad avvantaggiarsene sono state le clientele politiche e non lo sviluppo culturale ed economico della città.

Dunque è vero che l'assessore Giovanna Marinelli ha molte deleghe e quindi molto potere, è vero anche che dovrà combattere contro uno status quo turbolento, incancrenito, difficile da smantellare e con una Giunta che deve ancora dimostrare (dopo più di un anno di governo) di pensare veramente alla Cultura come una opportunità e un investimento per rendere Roma, nel suo complesso, migliore.
Supponendo che tutto ciò accada, sono molte le cose da fare, molte delle quali non vanno neanche tanto inventate, basta guardare a cosa succede in Europa, ma anche in alcune città italiane.

Per quello che riguarda lo spettacolo dal vivo, in particolare, occorre partire da una revisione seria delle Istituzioni pubbliche, valutandone costi e benefici e chiedendo a chi se ne occupa una seria spending review che favorisca la produzione artistica, la qualità, la continuità, il rispetto della funzione pubblica, e colpisca le rendite di posizione: si è cominciato a fare, al Teatro dell'Opera, al Teatro di Roma, occorre perseguire fortemente quella strada.
Occorre poi favorire la costruzione di un sistema, in cui siano chiari ruoli e funzioni, in cui convivano pubblico e privato, e per farlo si può guardare a quello che accade a Milano, che tiene ai propri spazi culturali, nonostante crisi e tagli. Roma è una giungla, in cui a vincere è il più furbo, il più inserito, il più inciucione, il più bravo nelle pubbliche relazioni, il più raccomandato, purtroppo anche nel mondo della Cultura. Si dovrebbe invece puntare, oltre allo smantellamento di questo fastidioso e dannoso status quo, a favorire un sistema trasparente e chiaro, in cui la redistribuzione delle risorse sia definita e, possibilmente, più meritocratica, evitando il più possibile il finanziamento a pioggia, che è stato uno dei mali più gravi.

Infine, in questo contesto, sarebbe interessante capire quale sarà il ruolo di Zetema, che molto spesso è stata (anche da me) additata come uno dei responsabili della deriva clientelare del Sistema Culturale Romano che non esiste, e che può giocare una partita importante nella costituzione di quell'inesistente sistema, dialogando, ampliando le relazioni, strutturando rapporti di partnership.
La sfida insomma è difficile, ma il superamento di queste difficoltà è l'unica strada verso l'ammodernamento e il rilancio di una Città che sembra alla deriva.

Massimo Monaci, direttore del teatro Eliseo e presidente Agis Lazio