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Arte e cultura

Ada Montellanico: Chi salverà la musica? Il caso della Casa del Jazz

Come dare nuovo impulso alla valorizzazione del patrimonio artistico italiano? La cantante e compositrice Ada Montellanico risponde al quesito di Alessio Ancillai.

Lo Stato dell'Arte
sabato 30 agosto 2014 11:08

Immagine di Roberto Cifarelli tratta dalla pagina facebook ufficiale della MIdJ
Immagine di Roberto Cifarelli tratta dalla pagina facebook ufficiale della MIdJ

Dalla introduzione di Alessio Ancillai: ....Se avesse in mano le chiavi del ministero dei Beni culturali o di un assessorato o di una soprintendenza e se le dicessero che la rinascita del Paese o della sua città dipende dall'Arte e dalla capacità di tutelare e far emergere il talento dei nostri artisti contemporanei, da dove inizierebbe a intervenire? Ed in particolare, per risolvere il "caso clinico" di Roma cosa proporrebbe?

ADA MONTELLANICO
Domanda complessa... Sono profondamente d'accordo sul fatto che la rinascita di un Paese sia legata a quanto si tuteli e si sviluppi la ricerca artistica e culturale. E sicuramente le problematiche che viviamo in Italia dipendono da una scarsa sensibilizzazione all'Arte da parte delle Istituzioni, dei media in generale, nei processi formativi scolastici, quindi i settori su cui intervenire sono molti e tutti correlati. E per non fare discorsi che conosciamo tutti, vorrei invece sottolineare un fenomeno a cui stiamo assistendo e che è legato alla fruizione dell'arte in quanto "evento", con tutte le conseguenze che questa alterazione della proposta artistica comporta.

L'evento ha in se una straordinarietà che può rimanere tale nella misura in cui non rappresenta la fase conclusiva di un percorso sia dell'artista sia di chi propone l'evento. Troppo spesso la "politica dell'evento" rappresenta solo un fenomeno pubblicitario e si muove legandosi a logiche di mercato che poco hanno a che fare con l'Arte. La cosa più dolorosa da dire è che questo tipo di sistema non lascia poi nulla sul territorio, non crea la curiosità, la voglia di approfondire, di iniziare un percorso nuovo, aumenta forse il lato nozionistico del fruitore d'arte, ma non la sua sensibilità artistica. E molto spesso questo genere di eventi è appannaggio di una piccola parte di artisti mentre altri, seppur validi e con contenuti innovativi, sono sempre più relegati in ambiti minori e spesso sconosciuti ai più. Mentre sarebbe necessario che si ritorni a una dimensione di laboratorio, di ricerca, di sperimentazione, di condivisione.

E qui parlo di musica, del mio mondo...quanto sarebbe importante che un Ministro incentivi, supporti le piccole realtà, quelle che lavorano per creare quegli spazi nel quale l'artista ha la possibilità di sperimentare, di incontrare altri artisti anche di differenti linguaggi, per scambiarsi delle idee, confrontarsi, far nascere delle collaborazioni. Per fare un esempio e rispondere anche alla seconda grande domanda su Roma, caso clinico, si dovrebbe pensare alla riapertura e a una seria riorganizzazione della Casa del jazz. Posto magico, invidiato da tutto il mondo, perché non ha eguali in altre nazioni, oggi è un contenitore vuoto, e neanche un bel contenitore, dopo l'occupazione attuata da altre manifestazioni estive e l'incuria di questi mesi di inattività.

Quel luogo potrebbe diventare un posto vissuto 24 ore su 24 dai musicisti e dal pubblico. Si potrebbero ospitare progetti speciali ideati da artisti italiani o stranieri residenti per un periodo lì che potrebbero creare degli organici comprendenti musicisti romani o studenti, aprendo le prove al pubblico così da comunicare il lavoro che sta dietro alla realizzazione di un'opera. Questo porterebbe a una maggiore sensibilizzazione verso altri linguaggi, altre forme d'arte quelle che non vengono normalmente diffuse dai media. Si potrebbero fare progetti speciali per i bambini, perché la dimensione artistica va stimolata e fatta crescere. Ci potrebbero essere degli spazi dedicati ai giovani provenienti anche dai Conservatori o da altre scuole di musica che avrebbero un palco a disposizione per fare esperienza. Realizzare dei workshop con grandi personalità, formare una grande orchestra che preveda un turn over di arrangiatori e direttori.

Oggi come oggi senza sostegno è difficilissimo tenere in piedi una grande orchestra e quindi spesso accade che arrangiatori o direttori non hanno nessuna possibilità di sperimentare i loro studi sul campo. Una realtà simile che sta avendo un bel successo, con tutte le difficoltà che menzionavo è quella dell'Orchestra Operaia di Massimo Nunzi. La Casa del Jazz, oltre ad avere una foresteria, ottima per le residenze, ha un magnifico studio di registrazione, completamente inutilizzato da anni, che invece potrebbe essere usato dalle etichette discografiche indipendenti che avrebbero lì un punto strategico, non solo per produrre Cd ma anche per presentare gli stessi. Si potrebbe realizzare dischi che testimoniano le opere nate nel luogo nonché continuare a realizzare le guide agli ascolti, appuntamenti fondamentali per sensibilizzare al jazz il grande pubblico. O anche ideare dei veri e propri dibattiti sullo stato dell'arte, o incontri su aspetti fiscali o sul diritto d'autore, materie fondamentali per la vita del musicista. Creare sinergie con altre arti, pittura, scrittura, fotografia, etc. Tutti questi progetti possono essere esportati in vari luoghi della città, dai siti artistici alle periferie, cosa che permetterebbe di far conoscere le multiformi attività di questo luogo e pubblicizzarlo.

Insomma sarebbero molte le cose possibili da realizzare alla Casa del jazz che in questo modo diventerebbe un posto vivo, un laboratorio aperto a tutti, musicisti e non, che potrebbe contribuire non poco alla crescita culturale ed economica della capitale. Se questo modello fosse realizzato ed esportato a tutte le arti e moltiplicato per ogni città, sarebbe il vero traguardo per un ministro o assessore che abbia il compito-dovere di tutelare e sviluppare l'arte. Non è un miraggio, sarebbe il vero grande "evento", l'evento che semina e fa crescere l' humus di cui ha bisogno ogni artista per realizzare se stesso, generato da un lavoro quotidiano sul territorio che si svolge in tutto l'arco dell'anno. E non è vero che il problema sono le risorse, modelli del genere sarebbero un grande volano economico. La miopia o forse l'insensibilità dei nostri referenti istituzionali è invece legata alla mancanza di idee forti, innovative e a una scarsa capacità di rischio...ma noi siamo fiduciosi che qualcosa possa cambiare e che possa instaurarsi un dialogo costruttivo per il bene comune.

Ada Montellanico, presidente MIdJ (Associazione nazionale dei musicisti di jazz)