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Arte e cultura

Raffaele Gavarro: la rinascita culturale non è un'utopia

Come dare nuovo impulso alla valorizzazione del patrimonio artistico italiano? Il critico d'arte e curatore Raffaele Gavarro risponde al quesito di Alessio Ancillai

Lo Stato dell'Arte
sabato 9 agosto 2014 09:36

Dalla introduzione di Alessio Ancillai: ....Se avesse in mano le chiavi del ministero dei Beni culturali o di un assessorato o di una soprintendenza e se le dicessero che la rinascita del Paese o della sua città dipende dall'Arte e dalla capacità di tutelare e far emergere il talento dei nostri artisti contemporanei, da dove inizierebbe a intervenire? Ed in particolare, per risolvere il "caso clinico" di Roma cosa proporrebbe?

RAFFAELE GAVARRO
Non vorrei apparire catastrofista ma appare chiaro che siamo ormai di fronte alla necessità di mettere mano ad un piano strategico nazionale che coinvolga l'intero sistema culturale del nostro Paese. Dalla scuola all'università e alle accademie, dalle problematiche della conservazione a quelle della produzione nei vari ambiti del contemporaneo, tutto il sistema culturale italiano vive uno stato di crisi profonda indotta da metodologie gestionali, di sviluppo e di ricerca che sono del tutto inadeguate alle esigenze endogene del sistema stesso, e che inoltre appaiono oggi con tutta evidenza drammaticamente disallineate a quegli standard europei e internazionali con i quali è giocoforza in relazione e competizione.

Come se fossimo in un nuovo dopoguerra (ma lo siamo per davvero) dobbiamo avere l'umiltà di ricostruire le fondamenta del nostro sistema culturale, proponendo una visione complessiva e armonica che tenga insieme le diverse specificità. Dopo decenni in cui la politica ha impropriamente governato e condizionato questo settore vitale, che è anche economico e occupazionale, oggi da essa è attesa la consapevolezza che sia arrivato il momento di utilizzare le migliore risorse culturali e professionali del Paese per dare forma a questa visione.

Per quanto appaia utopico, quello che immagino è un disegno complessivo che sia il frutto di tavoli gestiti da personalità unanimemente riconosciute e che siano chiamate a lavorare sulle diverse specificità per dare forma ad una visione generale e coerente, e i cui risultati siano acquisti dalla politica per essere tradotti in riforme ministeriali e istituzionali. Un lavoro i cui risultati saranno ovviamente determinanti anche per il cambiamento della gestione delle istituzioni locali. Una rivoluzione che dovrebbe passare attraverso una fase di studio e di progettazione vissuta senza clamori mediatici, e che in sei mesi potrebbe fornire gli elementi necessari alla politica per tradurli nelle riforme che ormai non possono più attendere.

Raffaele Gavarro, portavoce della Consulta per l'Arte contemporanea di Roma