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Arte e cultura

Clara Tosi Pamphili: se l'arte consiste nell'arrangiarsi

Come dare nuovo impulso alla valorizzazione del patrimonio artistico italiano? La storica delle Arti applicate Clara Tosi Pamphili risponde al quesito di Alessio Ancillai.

Lo Stato dell'Arte
domenica 3 agosto 2014 00:02

Alfredo Jaar, Cultura = Capitale
Alfredo Jaar, Cultura = Capitale

Dalla introduzione di Alessio Ancillai: ....Se avesse in mano le chiavi del ministero dei Beni culturali o di un assessorato o di una soprintendenza e se le dicessero che la rinascita del Paese o della sua città dipende dall'Arte e dalla capacità di tutelare e far emergere il talento dei nostri artisti contemporanei, da dove inizierebbe a intervenire? Ed in particolare, per risolvere il "caso clinico" di Roma cosa proporrebbe?

CLARA TOSI PAMPHILI
La rinascita del nostro paese non dipende solo dall'Arte, se me lo assicurassero non ci crederei: l'Arte è parte di un flusso di forze che se messe a sistema ci darebbero da vivere per generazioni. L'Arte è sicuramente l'elemento caratterizzante più forte del nostro Dna, è quel dato certo che però a volte trascende nell'Arte di arrangiarsi oltre che di saper fare.

Non so distinguere fra Arte antica e contemporanea per me sono in origine della stessa natura e mi piacerebbe che convivessero sempre di più; capisco come l'enorme quantità di storico artificio possa aver soffocato, come un padre famoso, la vita di quella del presente. Ho sempre trovato volgare la definizione quantitativa del nostro patrimonio artistico invidiando chi, invece, sapeva gestire qualitativamente le proprie ricchezze. È stata proprio questa inconscia consapevolezza di avere comunque più di tutti gli altri che ci ha rovinato. Ha rovinato chi cura e chi fa l'arte in Italia. Viviamo in questa fantastica dimora come nobili decaduti, piena di pezzi unici di valore inestimabile che non sappiamo apprezzare, continuiamo a giocare a pallone nei corridoi, a rompere stucchi per piazzare elettrodomestici e distruggere pareti affrescate per far passare impianti elettrici a vista. Ogni tanto un ricco ospite in cambio dell'uso commerciale di una stanza ci aggiusta le scale... oramai è una prassi non solo romana, Bulgari la scalinata di piazza di Spagna, Vuitton via Frattina e Fendi Fontana di Trevi eccetera. Qualcuno dice che non c'è niente di male ma, sinceramente, non vado fiera di un sindaco che aspetta benefattori per risolvere i suoi e i nostri problemi. Premesso ciò se assessori e sindaco non superano nemmeno l'esame di ammissione ad un qualsiasi concorso per amministratore di condominio, non riesco ad assolvere nemmeno gli artisti.

Non ho visto che pochissimi progetti innovativi in questi anni e nessuna idea trasversale e collaborativa per creare altre strade. Chi aveva straordinarie capacità è andato via ed è riuscito in opere apparentemente impossibili, penso al progetto di Angelo Bellobono e Alessandro Facente in Marocco, riuscendo a superare ostacoli istituzionali, naturali e geografici inventando sul serio un mondo nuovo. La loro capacità ha avuto successo, come quella di tanti nostri artisti o curatori chiamati in musei di altri paesi. Se certi nostri giovani artisti non sono conosciuti all'estero è colpa loro, devono uscire da una mentalità parastatale o talmente egocentrica da non poter dialogare con nessun altro all'infuori di se stessi.

Per far emergere il talento dei nostri giovani artisti li obbligherei per due anni a lavorare nell'anonimato, a far parlare solo il loro lavoro, gli impedirei di "apparire", gli proibirei l'ingresso a inaugurazioni di mostre e fiere per liberare il campo dal loro snobismo facendo spazio a nuovi frequentatori. Mi ha sempre stupito da osservatrice estranea la presenza di tanti artisti e addetti ai lavori ai vernissage, è una cosa che non succede in nessun altra situazione, è assurda, dimostra che è un mondo che vive di commenti più che di sostanza.

Farei concorsi di opere pubbliche con commissioni intellettualmente miste per premiare lavori e non artisti.
Una volta gli artisti erano le avanguardie ora sono artisti/attori, interpreti della loro parte, rilasciano interviste sui progetti futuri a blogger impreparati, non viaggiano, non sono curiosi, non studiano e spesso nei luoghi dove si sono formati hanno imparato poco oltre un po' di tecnica. Non sono selettivi, preferiscono la banalità all'inesistenza. Certo questo non vale per tutti, non vale per quelli che  hanno studiato e studiano, si muovono e lavorano e all'estero vengono apprezzati, anche se continuo a chiedermi se fosse la preoccupazione di grandi artisti "essere apprezzati all'estero"...Temo che la tristezza di questa partita che decide della nostra cultura stia nel livello mediocre di entrambe le parti.

Bisogna fare i conti con quello che siamo tutti noi ora, come si fa a citare Argan o Petroselli o Nicolini senza rendersi conto del fatto che erano persone che sapevano fare il loro lavoro, erano colti, preparati sull'arte, l'architettura e la gestione della cosa pubblica. Non esistono più gli strumenti, tutto è stato talmente diviso, lottizzato, spezzettato per nutrire chiunque che è impossibile capire chi fa cosa e quando. La Marinelli ha le deleghe di tutto ma non ha il potere di nulla, proprio perché ogni cosa attiene all'ambito culturale, sono i rami dello stesso albero (o i tentacoli della stessa piovra), la linfa è sempre la stessa se non si fanno degli innesti!

Il caso clinico di Roma è una operazione a cuore aperto (ma il nostro sindaco se non sbaglio si occupava di fegato) che non può fare un solo chirurgo. Ci vuole una equipe perché anche se un assessore alla cultura ha molto potere non può risolvere niente: creerei una figura di coordinamento che sappia guidare la trasversalità, in particolare la triangolazione cultura, turismo e formazione. Non credo abbia più senso parlare solo di cultura, ha più senso pensare di dare soldi ad un museo perché diventi un centro di attrazione turistica e un luogo di formazione oltre che uno spazio espositivo. Strano a dirsi ma non è difficile, e se tutto cominciasse oggi inizierei da un luogo, sperimenterei un modello che innanzi tutto risponda a tutte le caratteristiche etiche, creative e di innovazione contemporanee e poi andrei avanti....

Clara Tosi Pamphili, storica delle Arti applicate