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Lo Stato dell'arte

Lo Stato dell'Arte

Rubrica a cura di Alessio Ancillai

a cura di Alessio Ancillai
domenica 3 agosto 2014 00:01

Alfredo Jaar, Abbiamo amato tanto la rivoluzione
Alfredo Jaar, Abbiamo amato tanto la rivoluzione

Ormai non si dice mai. Oggi in Italia non si può ignorare l'esistenza di una vera e propria Questione Culturale. L'interesse mostrato dalle istituzioni nei confronti della tutela e della valorizzazione degli spazi culturali è prossimo allo zero. E la situazione che i cittadini italiani si ritrovano a vivere è diventata imbarazzante. Specie se messa a confronto con quella dei Paesi più vicini per cultura e tradizione. Ma non solo. Senza dilungarci nel descrivere le enormi carenze organizzative e amministrative - ad esempio di Roma rispetto alle altre grandi città del mondo -, ci limitiamo a evidenziare che gli interessi economico-culturali si stanno spostando soprattutto in Cina. Qui grazie al metodo Soft power e non solo, si è esportato e si continua ad esportare Cultura in ogni suo ambito.

Il nostro Paese invece sembra avere le ali tarpate. A livello mondiale - tranne per il suo immenso patrimonio storico e archeologico - è pressoché ignorata. Gli artisti contemporanei italiani all'estero sono praticamente sconosciuti e salvo alcuni casi isolati raramente vengono proposti nel circuito internazionale. È ora di chiederci di chi sia la responsabilità di questa situazione e di individuare nuove ed efficaci strategie per non dilapidare il tesoro che ancora (r)esiste.

«La Cultura in Italia muove il 15,3% del valore aggiunto nazionale, equivalente a 214 miliardi di euro» si legge sul sito del Mibact. «Tanto vale nel 2013 la filiera culturale italiana, un dato comprensivo del valore prodotto dalle industrie culturali e creative, ma anche da quella parte dell'economia nazionale che viene attivata dalla cultura, il turismo innanzitutto».
Forse è il momento che la Cultura si riappropri del suo territorio. Agli artisti occorrono sostegno istituzionale, dialogo, confronto, collaborazioni, leggi efficaci e fondi. Dal teatro all'arte contemporanea, dalla musica al cinema, dall'architettura alla letteratura, dalla moda alla danza; gli artisti sono l'esercito, la moneta sonante, la gioia di vivere, il fiore all'occhiello da sfoggiare prima che ai vicini, a noi, come popolo di poeti e navigatori, i santi non ci servono più.

È ora che si faccia una capriola. Dobbiamo reagire portando ricerca teorica e critica vera, contenuti, adeguata formazione, nonché sensibilizzare l'opinione pubblica alle espressioni artistiche contemporanee. Infine, ma non ultimo, pretendere trasparenza, sia per quanto riguarda le nomine dirigenziali in ambito culturale che per gli investimenti dei privati. In Italia i luoghi dell'espressione contemporanea troppo spesso sono vissuti come contenitori da riempire, salvo rare eccezioni ed i direttori artistici se possono fuggono all'estero a cercare riconoscimenti impossibili in patria. In Italia con notevole difficoltà l'artista viene considerato un lavoratore. E la Capitale non è di certo un'eccezione. Il caso di Roma può essere tranquillamente preso ad esempio (negativo).

I tempi di Giulio Carlo Argan, Luigi Petroselli e Renato Nicolini sembrano appartenere ad un'altra era: il Museo Macro è a rischio chiusura, il Teatro Eliseo è a rischio chiusura, l'Estate Romana, Villa Celimontana, e così via... in alto mare senza vento. Intanto il sindaco Marino? ...è troppo concentrato su altre faccende.
Dunque, non è forse ora di stimolare chi ha gli strumenti ma non li vuole utilizzare?
In poco più di un anno come assessore alla Cultura, creatività e promozione artistica di Roma Capitale, Flavia Barca non ha saputo rispondere alle istanze degli operatori del settore e alla fine si è dimessa. Dopo ben 50 giorni di vacuum il sindaco Marino ha designato Giovanna Marinelli. Le sue deleghe sono numerose: politiche per la cultura e la creatività; sovrintendenza ai beni culturali; toponomastica; definizione e verifica indirizzi gestionali all'azienda speciale Palaexpò, alla istituzione Biblioteche, alla Fondazione Musica per Roma e a Zétema Progetto Cultura e Fondazione Macro. Con tutte queste deleghe si può fare molto... basta volerlo e basta sapere dove intervenire.

In questo spazio di Babylon Post ho quindi chiesto a diversi esponenti della Cultura di guardare al futuro come se tutto cominciasse oggi; sperando in un costruttivo scambio di idee affinché in Italia possa di nuovo essere valorizzata la dimensione che più caratterizza l'essere umano come tale, vale a dire la creatività artistica:
Se avesse in mano le chiavi del ministero dei Beni culturali o di un assessorato o di una soprintendenza e se le dicessero che la rinascita del Paese o della sua città dipende dall'Arte e dalla capacità di tutelare e far emergere il talento dei nostri artisti contemporanei, da dove inizierebbe a intervenire? Ed in particolare, per risolvere il "caso clinico" di Roma cosa proporrebbe?

La parola agli esperti.
Buona lettura.

Alessio Ancillai, artista

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Leggi le risposte su Babylon Post [work in progress]:

-«Senza meritocrazia non c'è cultura» MIKE WATSON, filosofo, curatore indipendente e corrispondente della rivista d'arte Frieze





-«Arte in crisi, più dialogo tra istituzioni ed esperti» FEDERICA LA PAGLIA, Critica d'arte e curatrice indipendente





-«La sostenibile leggerezza dell'arte» GIORGIO DE FINIS, Antropologo, ideatore e curatore del MAAM di Roma





-«Roma, Zetema e la Cultura: dieci anni vissuti pericolosamente» MASSIMO MONACI, direttore del teatro Eliseo e presidente Agis Lazio





- «Chi salverà la musica italiana di qualità?» Il caso della Casa del Jazz a Roma ADA MONTELLANICO, cantante, compositrice e presidente della MIdJ (associazione nazionale musicisti Jazz)





- «Dobbiamo avere l'umiltà di ricostruire il sistema culturale, come in un nuovo dopoguerra» RAFFAELE GAVARRO, critico d'arte e curatore, portavoce della Consulta per l'Arte contemporanea di Roma





- «La libera espressione è condizionata dalle secolari necessità di egemonia culturale della Chiesa» NOEMI GHETTI, scrittrice e storica della lingua e della letteratura italiana





- «L'arte delle cose semplici» LUIGI PRESTINENZA PUGLISI, docente di Storia dell'architettura contemporanea all'Università di Roma La Sapienza





- «Se l'arte consiste nell'arrangiarsi» CLARA TOSI PAMPHILI, storica delle arti applicate






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